“Il dono e lo stato”, resoconto del convegno organizzato a Palermo dalla rete nazionale di ricerca sul dono

Riceviamo dalla Rete Nazionale di ricerca sul dono un resoconto del Convegno “Il dono e stato” tenutosi a Palermo il 9 e 10 novembre che pubblichiamo per i nostri lettori:

“Il dono e lo stato. Legame interpersonale e sociale”

Il 9 e il 10 novembre si è svolto a Palermo il convegno interdisciplinare: “Il dono e lo stato. Legame interpersonale e sociale” che ha visto la partecipazione di alcuni importanti studiosi italiani e francesi.
Il convegno è stato anche l’occasione per fare la sintesi del lavoro che ormai da cinque anni viene portato avanti dalla rete nazionale di ricerca sul dono (www.ricercasuldono.blogspot.it ) un gruppo che cerca di fare sintesi tra le differenti discipline e che si richiama al paradigma del dono costituito in Francia dal Movimento Antiutilitarista delle Scienze Sociali.
Il tema affrontato in questo convegno è denso di significati rispetto alla contemporaneità: si tratta infatti di riconoscere, in tempi di necessari mutamenti di prospettive, anche l’urgenza di costruire dei ponti che permettano il passaggio da un’etica a una politica del dono. In che modo infatti quest’esperienza così diffusa – donare, ricevere, ricambiare – riesce non semplicemente ad essere manifestazione di un modo di stare insieme marginale e non strutturale, ma a proporsi come dimensione costitutiva per pensare nuovi modelli di società? Non basta dunque fare del dono un residuo di socialità immunizzato dalla logica liberale e dal mercato. Vi è piuttosto l’esigenza di trasformare il discorso sul dono in una vera e propria teoria critica della società.
Questa trasformazione passa anche per una preventiva ridefinizione dei confini tra la sfera pubblica e la sfera privata, ma anche tra le forme di redistribuzione e le forme della giustizia. Da un lato infatti il dono appare come una giustificazione (quasi un dispositivo liberale) di una sussidiarietà che richiede la destituzione del modello di Welfare così come noi lo conoscevamo: se lo Stato è incapace a redistribuire equamente allora devono pensarci le organizzazioni di volontariato, le scuole paritarie, ecc. In questo caso la ricaduta politica del dono appare assai controversa: esso servirebbe più come alibi alla lenta erosione dei diritti cui assistiamo, rappresentando una sorta di dualismo antropologico: da una parte la necessità neoliberista della competizione e della destituzione della centralità dello Stato, dall’altra l’attività gratuita e volontaria che si prende cura delle marginalità prodotte dal sistema sociale. Questa lettura del rapporto tra dono e politica è in fondo un ritorno allo schema premoderno, feudale, in cui la gratuità del dono funge da conferma della superiorità del donatore sul donatario, innescando una circolarità viziosa che continua a produrre dominio e disuguaglianza. Contro questa lettura “conservativa” si sono rivolte le analisi di Vittorio Pelligra sul tema della fiducia come movente economico, di Maurizio Ambrosini sul sociale come puntello critico dello stato, di Philippe Chanial sulla protezione sociale come traduzione politica del paradigma del dono, di Mark Anspach sull’applicazione dell’antropologia del dono come alternativa radicale alle soluzioni più in auge della crisi economica contemporanea.
Vi sono così due compiti da rilanciare a seguito di questo convegno, per i numerosi e appassionati partecipanti del gruppo di ricerca (e per chi vorrà unirsi a loro). Il primo compito è di definire in forma definitiva quale dei due modelli del dono si voglia seguire. A questa scelta appartiene anche il consolidamento dei padri fondatori alla cui riflessione attingere. Un avvicinamento definitivo alla tradizione francese potrebbe definire la questione, riconoscendo in Marcel Mauss e Karl Polanyi i due punti di riferimento genealogici e permettendo un deciso spostamento della sensibilità teorica all’interno del gruppo verso il dono imperfetto – cioè il dono come strategia di relazioni basate sulla fiducia originaria e sul valore di legame, relazioni che sono contemporaneamente interessate e disinteressate, gratuite e necessarie. Il secondo compito è di dare uno spazio di risonanza teorica alle diversissime pratiche di dono che nascono e fioriscono, anche e soprattutto in questi tempi di crisi, spesso vere e proprie sperimentazioni di nuove forme di politica e di avanguardia critica del nostro presente.

Sergio Labate
rete nazionale di ricerca sul dono
(www.ricercasuldono.blogspot.it )