“Il ruolo delle Humanities per una nuova socialità” giornate di studio a cura di “A piene mani” 18 -marzo ore 9,30 -Biblioteca di Ricerca Umanistica -piazza Bellini 60 i

Un altro tasello del nostro percorso di esplorazione tra discipline e “luoghi sociali” alla luce della nostra ricerca su dono e beni comuni:
“Il ruolo delle humanities per una nuova socialità “
18 e 19 marzo
Biblioteca di Ricerca Area Umanistica, piazza Bellini, 59/60, Napoli

giorno 18, mattina ore 9,30-13

“Dal dono, una nuova Convivialità “ discussione a partire dal Manifesto del Convivalismo del M.A.U.S:S. ( reperibile su www.benicomuni.unina.it,)
con Francesco Fistetti (univ. Bari) ,Fabio Ciaramelli (univ.Catania) , Laura Pennacchi (Fondazione Basso) , Salvatore Principe (univ. Federico II) , Giulio Querques (Federico II)

I luoghi della socialità e del conflitto: la città

pomeriggio ore 14,30 -17,00

“La città bene comune, a partire dall’esperienza dell”‘osservatorio napoletano dei beni comuni”, discussione con Tommaso Montanari e Alberto Lucarelli,
intervengono: Alessandro Arienzo (Federico II), Ugo M. Olivieri (Federico II)

giorno 19/3 ore 9,30 -13 dibattito :

Università delle conoscenze/università della valutazione

a partire dal n. 360 della rivista “Aut- Aut” dedicato alla valutazione della ricerca e dal manifesto “Per chi suona la campana?” di A. Arienzo, T. Drago , U.M. Olivieri ( reperibile su www.benicomuni.unina.it, o ilmanifesto.it/blog/quinto-stato/)
discutono:
A. Dal Lago, univ. Genova, A. Ferretti, univ. Torino, R. Ciccarelli, quotidiano “Il Manifesto”, T. Drago, univ. Bari, A. Arienzo, Univ. Federico II, A. Pezzella, consigliere del CUN
Coordina U.M. Olivieri

con il patrocinio della Fondazione Lelio e Lisli Basso-Isocco- Roma

Il termine “crisi” fa parte ormai del nostro orizzonte quotidiano e la crisi sembra d’ordine soprattutto economico, toglie spazio e, sembra, anche “legittimità” anche alle cosiddette scienze umane a favore di un approccio scientista ed economico al reale.
Questo quadro comporta un ridimensionamento del posto di queste discipline nel processo educativo e di ricerca.
Una distinzione così rigida è veramente auspicabile nella formazione dell’individuo ? E trova davvero una rispondenza nei paradigmi epistemologici moderni o non è piuttosto una schematizzazione, se non una caricatura, dei reali processi di conoscenza centrati, in una “società della conoscenza” sulle capacità interdisciplinari e su un’episteme di tipo probabilistico e non predittivo e rigidamente legata alle compatibilità economiche?
Domande che riguardano il modello antropologico di società e di formazione che vogliamo costruire per il futuro.