Seminario “Il lettore Implicato” Napoli 30-11-12

Si è svolto a Napoli il seminario “Il lettore implicato. Per una teoria della lettura tra neuroscienze e teoria letteraria ” a partire dal volume di U.Olivieri, Lo specchio e il manufatto. Bachtin, “tel Quel” , H. R. Jauss e la teoria della letteratura”, Angeli 2011, e dal numero speciale della rivista “Fictions” Studi sulla narratività, XI, 2012: “Plots of the mind. Narrative, cognitions and feelings”. curato da Rosamaria Loretelli e Aldo Nemesio. Fabrizio Serra Editore.
Un numero questo importante della rivista, interamente dedicato a una nuova prospettiva di teoria letteraria: la ricerca empirica negli studi letterari, all’intersezione cioè tra gli studi del cognitivismo sull’apprendimento e l’apporto che tali studi possono apportare all’analisi delle strutture del letterario e alla loro funzione nell’apprendimento delle emozioni. In attesa di un contributo specifico sul tema, che ci è stato annunciato, diamo di seguito il sommario della rivista e alcuni abstracts degli interventi nel seminario. Sommario: R. Loretelli, Preface; A. Nemesio, La ricerca empirica negli studi letterari: lo studio della lettura; P. Dixon, M. Bortolussi, The Puzzle of Memory for Literary Text; D.S. Miall, How Does It Feel? Attending to the Unreliable Narrator; L. Halasz, E. Thury, A. Nemesio, Traversing a Borges Labyrinth: Searching for the Transcultural Aspects of Literary Reading; R. Loretelli, Literary History, The History of Reading, and Empirical Studies; R. Van Oort, Stories, Jokes, Desire, and Interdiction: the Cognitive and Anthropologicl Origins of Symbolic Representation

Nel seminario sono intervenuti:
Chiara Levorato, docente di Psicologia dello sviluppo; Francesco de Cristofaro,docente di Letteratura Comparata;Rosamaria Loretelli, docente di Letteratura Inglese;Ugo M. Olivieri,docente di Letteratura Italiana;Beatrice Salvatore,critica d’arte.Il lettore implicato

Riportiamo alcuni materiali inviati dai partecipanti:

Il lettore implicato – 30.11.2012 –
di Rosamaria Loretelli

Una costellazione di discipline diverse guarda oggi al fenomeno della lettura, quell’evento nel quale un lettore e un testo si incontrano, fondendo le reciproche prospettive. Il senso è l’esito di un tale incontro, il luogo dove si genera la ricchezza, il bene che deriva da una pratica che ci pone in contatto profondo con l’alterità, come rammenta Ugo Olivieri nel suo Lo specchio e il manufatto. La teoria letteraria in M. Bachtin, “Tel Quel” e E. H. R. Jauss.
Ma, chiediamoci, che cosa è un lettore e che cosa è un testo? Ciascuno di questi due poli è infatti plurimo; è un’entità composta da diverse variabili, e dunque diversi sono gli sguardi disciplinari che vi si incrociano.
Il lettore è l’organo di senso, l’occhio, che percepisce la scrittura; ed è una mente cognitiva. Le neuroscienze hanno notato per esempio che le aree cerebrali coinvolte cambiano con i livelli di apprendimento della pratica, con la diversità delle lingue e con alcuni tipi specifici di lettori. Ma il lettore è anche una psiche, individuale ed epocale. Tutti questi aspetti sono trattati nel numero monografico intitolato “Plots of the Mind. Narrative, Cognition and Feelings” (XI, 2012) della rivista diretta da Alba Graziano “Fictions. Studi sulla narratività”. Naturalmente Il lettore è anche un’esperienza sociale, di comunità e di cultura; è un’intelligenza che interpreta ed elabora. E’, insieme, un essere storico.
Ma anche il testo è un’entità plurima. Ha una superficie discorsiva (stile) e un ordinamento argomentativo e narrativo; ha sviluppato nei secoli forme grafiche diverse e ha poggiato su una varietà di supporti materiali (tra cui il rotolo, il codex, il libro a stampa, il tablet). Ha, ovviamente, dei contenuti, delle ‘forme del contenuto’ che cambiano su base individuale e su base storica. Anche il testo è dunque un’entità storica. E può essere – e non va dimenticato, come giustamente ha ammonito nel dibattito uno studente – un oggetto artistico, che in quanto opera d’arte assume un valore aggiunto e chiama un ascolto suo proprio e sempre diverso.
Tutti questi ed altri elementi si incontrano nell’atto della lettura e convergono nella produzione di senso. Vale dunque la pena di collocarli in un quadro il più possibile unitario, attivando il dialogo tra discipline diverse, come hanno – e con successo – cominciato a fare gli organizzatori di questo incontro.

Canone Inverso. La lettura come Estetica della Relazione
Considerazioni a partire da “Lo Specchio e il Manufatto” di Ugo M. Olivieri per il Seminario “Il lettore implicato”.
Università Federico II, Napoli, 30 novembre 2012.
di Beatrice Salvatore
ABSTRACT
Cos’è che ci fa avvicinare ad un romanzo, una poesia, un testo letterario in genere o ad un’opera d’arte, se consideriamo quest’ultima da un punto di vista linguistico ―come una “trama” di segni che riportano ad un linguaggio ― alla stregua stessa di un’opera letteraria? Quali emozioni, quali elementi si muoveranno? Uno sguardo dal punto di vista del critico d’arte sul “lettore implicato”, prova a tracciarne una piccola narrazione. Nel campo dell’arte come nel campo della Letteratura, cioè del testo tout court, visti dalla parte del lettore (o del fruitore nel caso dell’arte) ci addentriamo nella dimensione dell’Estetica e più specificamente dell’Estetica della ricezione: la piacevolezza di un’opera cioè, la sua godibilità, è tutta giocata nella relazione tra testo e fruitore e nell’incontro che ne avviene. È dunque vera e propria esperienza, accadimento e non solo dato oggettivo e in quanto flusso di esperienza, porta sempre con sé un processo di trasformazione in cui è implicato anche il corpo. I sensi. E l’immaginario. Cosa accade dunque in questa relazione tra segni e lettore/fruitore? Avviene un incontro creativo (affidato anche alle immagini come “traduzione” della parola), una sorta di vera e propria proiezione, basata sull’ascolto tra “racconto” esterno (quello della trama, del testo) e “racconto interiore” (la nostra narrazione, che si basa sulle nostre aspettative emotive e culturali, l’orizzonte di attesa cioè e il nostro senso del sé). Cos’è che poi ci fa proseguire nella lettura o nella contemplazione di un’opera d’arte, che ci lega ad essa e che ci coinvolge? Potremmo parlare di una sorta di sentimento di “nostalgia”, una nostalgia legata al desiderio di totalità e di “completamento” (del testo stesso, ma anche di noi), di cui il nostro “senso” estetico (l’orizzonte di attesa) è guida, orizzonte, piacevolezza legata ad un continuum, in cui il lettore/fruitore, può percepirsi attraverso l’esperienza (della fruizione) e attraverso il suo corpo stesso, i suoi sensi (lo Specchio del saggio di U.M. Olivieri). Il lettore/fruitore, attraverso questa relazione, questo rimando continuo tra sé e il testo, e attraverso un vero e proprio atto creativo (in realtà egli non è soggetto passivo dell’esperienza estetica) continua perciò a nutrire e a costruire un dinamico senso del Sé. Potremmo parlare allora della lettura (e della fruizione dell’arte in genere) come un vero e proprio “andamento” continuo tra testo e lettore, come un intreccio (la trama fitta dei segni, eccone il Manufatto) fatto di due voci che si incontrano come in un “canone inverso”, la cui importanza è legata alla percezione e alla possibilità di costruzione del Sé. L’esperienza della lettura, quindi, è accadimento che implica molti e differenti elementi, osservabili da diversi punti di vista, emotivo, culturale, storico e psicologico, che ne fanno un fenomeno ricco e interessante, da continuare ad indagare (costituendo tavoli di discussione) a partire dallo stimolante seminario che si è appena svolto e che ha, finalmente e felicemente “integrato” diversi sguardi ed approcci disciplinari, che a mio parere hanno evidenziato un’unità, contribuendo tutti insieme e in modo anche “sperimentale”, senza contraddirsi, ma anzi completandosi, ad arricchire il senso e l’importanza di una riflessione sulla Letteratura e sulla lettura oggi e forse, in una parola, sull’importanza e la necessità dell’arte.

La ricezione dell’opera letteraria secondo il punto di vista della psicologia
di M. Chiara Levorato

Qual è il contributo che lo studio della mente umana può dare alla comprensione del fenomeno che Rosamaria Loretelli definisce ‘l’evento nel quale un lettore e un testo si incontrano’? L’approccio psicologico più sintonico al volume di U.Olivieri, Lo specchio e il manufatto. Bachtin, “tel Quel” , H. R. Jauss e la teoria della letteratura, è quello della psicologia culturale, in cui il processo di ricezione si inscrive in una cornice culturale: è un processo che non può essere compiuto al di fuori del riferimento alla collettività, alla cultura in cui l’opera viene fruita, alle modalità culturalmente determinate di fruizione dell’opera. Il prodotto artistico letterario è un artefatto, o manufatto come dice Olivieri: è un prodotto del lavoro umano; ma, soprattutto, è un manufatto simbolico perché, a differenza dell’artefatto materiale, è mediato dal linguaggio, e come tale implica un soggetto che lo comprenda e lo interpreti.
In ogni attività umana, non solo nella fruizione letteraria l’essere umano si manifesta fondamentalmente come soggetto simbolico, nel quale la dimensione del simbolico è fortemente radicata: si vedano a tal proposito le concezioni della mente nonché gli studi empirici di Lev Vygotskji e di Jerome Bruner. La mediazione simbolica prevede sempre due processi complementari da parte del soggetto, tantopiù quando il soggetto è un lettore implicato: il processo di comprensione e quello di interpretazione.
Il processo di comprensione consente di formare una rappresentazione mentale coerente di ciò che il testo dice. Essa è resa possibile dall’insieme di conoscenze precedenti di cui il soggetto dispone e che utilizza per dare significato al prodotto simbolico: il vissuto soggettivo del lettore che ha compreso il testo è di avere, come risultato della lettura, una rappresentazione coerente di ciò c’è nel testo, del suo contenuto.
Nella fruizione dell’opera artistica in generale, ma soprattutto nella lettura del testo letterario, il processo di comprensione implica sempre anche un processo di interpretazione: assieme alla rappresentazione semantica del contenuto del testo, viene spontaneamente costruito nel corso della lettura un plusvalore di significato, che viene attribuito al testo da parte del fruitore. Un processo che va oltre la pura e semplice comprensione, perché arricchisce il testo rispetto a quanto esso esplicitamente dice: il vissuto del lettore è di aver fatto proprio il testo e di aver contribuito attraverso il processo interpretativo alla costruzione del manufatto. Così si può parlare di una co-costruzione del testo da parte dell’autore e del lettore. Questo processo di costruzione di senso si pone ad un livello ben diverso rispetto alla semplice decodifica del dato linguistico, essendo guidato da sistemi di valori e di credenze alle quali il lettore aderisce. Si tratta di schemi di interpretazione della realtà che ciascuno di noi costruisce a livello individuale, sulla base della storia personale e del temperamento. Ma si tratta soprattutto di schemi che il lettore condivide con il gruppo culturale di appartenenza. Ciascuno di noi appartiene ad una, o anche a più, comunità di interpretanti, o comunità interpretativa intesa appunto come l’insieme di credenze, conoscenze, sistemi valoriali e simbolici che si sono sviluppati nel tempo e si sono sedimentati in una cultura. All’interno di questi sistemi culturali non solo le esperienze di lettura, ossia gli incontri tra lettore e scrittore, trovano il loro senso e significato, ma addirittura la nostra esperienza nel mondo. Questo significa che c’è una sostanziale continuità tra la nostra identità di lettori e la nostra esperienza di vita. 15mila anni di storia culturale ci hanno trasformati in animali simbolici: per questo il processo di attribuzione del significato è automatico, involontario al punto che è difficile inibirlo, avviene senza sforzo mentale.
I processi di comprensione e di interpretazione sono entrambe spontanei e inevitabili nelle interazioni che abbiamo con la realtà simbolica, ma sono due processi diversi. Non ci può essere interpretazione se non c’è comprensione, ma quando c’è comprensione il processo interpretativo è inevitabile. Il rapporto tra interpretazione e comprensione potrebbe essere descritto come un Nastro di Moebius, dove attraverso una torsione appare l’altra faccia del nastro, senza che venga percepita una soluzione di continuità. Analogamente, l’interpretazione e la comprensione sono due aspetti inseparabili del processo di attribuzione di significato.