“Costituzione e libertà di ricerca” , seminario Napoli 14 gennaio Dipartimento di Giurispudenza

Alberto Lucarelli è stato animatore del seminario “Costituzione e libertà di ricerca”
in occasione della pubblicazione del libro di Nicola Capone dal titolo “Libertà di ricerca e
>>organizzazione della cultura” Scuola di Pitagora edizioni, Napoli 2014. Hanno partecipato al seminario oltre all’autore, Mariella Pandolfi e Ugo M. Olivieri.
Il nostro redattore Ludovico Brancaccio che ha filmato l’evento ci invia il link per visionare la registrazione

http://luduspodcast.blogspot.it

Una riflessione su beni comuni e Costituzione

Il nostro redattore Giovanni De Stefanis ci ha inviato un’altra riflessione sul nesso Beni comuni e Costituzione a partire da un articolo di Alberto Lucarelli su Repubblica/Napoli del 6 maggio 2014:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/06/ne-parigi-ne-bulgariaNapoli10.html che commentava alcune delibere recenti del Comune di Napoli, importanti per un’azione concreta sui beni comuni ambientali.
Ringraziamo De Stefanis per il suo contributo e speriamo che altri vogliano intervenire:

La Costituzione come ‘ bene comune ‘.

Qualche riflessione a margine di un articolo di Alberto Lucarelli su Repubblica/Napoli del 6 maggio 2014

” Dove trovare ” – si chiede Gustavo Zagrebelsky – ” l’ ideale di una società giusta, che meriti che si mettano da parte gli egoismi e i privilegi particolari, che ci renda possibile intravedere una società in cui noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli, si possa vivere in libertà e giustizia ?Questo punto d’ appoggio c’è ed è la Costituzione. Nella Costituzione troviamo la politica, il bene pubblico che più, oggi, scarseggia “.

Ecco, queste parole del noto giurista mi sono tornate in mente durante la lettura del coraggioso articolo di Alberto Lucarelli. Coraggioso perchè il tema affrontato – quello della possibile acquisizione al patrimonio comunale , in casi particolari e circoscritti, senza indennizzo, di beni privati, aventi le caratteristiche di ” beni comuni “, ma sottratti, in relazione al loro attuale stato di abbandono, alla funzione sociale – non è certo tra quelli più di moda in una fase storica e politica che è tornata a privilegiare la cultura del privato su quella del pubblico,secondo il più scontato dei luoghi comuni : quello che ritiene il privato sinonimo di efficienza e di meritocrazia e il pubblico sinonimo di spreco, di incompetenza, di lassismo, di corruzione.
E coraggioso perchè di questa ‘ pedagogìa costituzionale ‘ in materia di ‘ beni comuni ‘, cui Lucarelli si sta dedicando da anni con competenza scientifica e passione civile, abbiamo tutti un estremo bisogno in un passaggio, tra i più delicati della nostra non lunga storia repubblicana, che potrebbe preludere davvero allo smantellamento dell’ impianto democratico così come c’era stato affidato dai Padri costituenti.
Quando Lucarelli ci ricorda la centralità, nella Costituzione, di concetti come ‘ funzione sociale, utilità sociale, interesse generale ‘ , davanti ai quali la funzione, l’ utilità e l’ interesse dei privati devono fare un passo indietro, non fa altro – in fondo – che sottolineare la centralità della politica , cuore pulsante di una democrazia vera e viva. Da questo punto di vista, gli articoli 41 e 42 sono emblematici di cosa debba intendersi per democrazia : un sistema all’ interno del quale devono poter coesistere pacificamente, nel reciproco rispetto, interesse privato e interesse pubblico, diritti dell’ impresa e diritti dei lavoratori, esigenze della produzione e tutela di valori universali come la libertà, la salute, la sicurezza, la dignità umana dei cittadini.
La democrazia è effettiva – ce lo ricorda il primo comma dell’ art.3 – se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge. Ma, per realizzare questa eguaglianza sostanziale, occorre – come recita il secondo comma dello stesso art.3 – che le istituzioni e la politica che le esprime operino scelte concrete per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ‘ impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese “.
Senza voler entrare nel merito della delibera proposta da Lucarelli ( rinvio, per questo, alla lettura dell’ articolo ), noto – comunque – che essa va esattamente nella direzione auspicata dal secondo comma dell’ art.3, perchè – in nome della ‘ funzione sociale ‘ che la proprietà, anche privata, deve garantire (art.42,Cost.) – rimuove l’ ostacolo , di ordine economico e sociale, rappresentato dal prolungato, mancato esercizio del diritto di proprietà e trasferisce il bene abbandonato – ” avente la caratteristica di ” bene comune ” , nozione – scrive Lucarelli – fisiologicamente riconducibile alla garanzia dei principi costituzionali ( artt.1,2,3,9,41,42,43 “) – nel patrimonio collettivo.
Mi piace, infine, vedere nella delibera proposta da Lucarelli, una risposta concreta – dal punto di vista sociale, politico e giuridico – ai bisogni di larga parte della cittadinanza che vive situazioni di gravissimo disagio ( occupazionale, abitativo, scolastico, sanitario, ecc.) e mi chiedo se qualcosa di analogo si possa ipotizzare con riferimento all’ art.41 che riconosce, naturalmente, il diritto ‘ privato ‘ di svolgere una libera iniziativa economica , a patto – però – che ” non si svolga in contrasto con l’ utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana “. Pensando al ‘cinismo’ dei Riva a Taranto, al meschino calcolo utilitaristico dei tanti imprenditori esperti in ‘ delocalizzazioni ‘, fino alle geniali trovate sulla ‘ precarizzazione a vita ‘ contenute nel renziano Jobs Act, mi verrebbe da invitare il frenetico rottamatore ad applicarla, la Costituzione, anzichè smantellarla, pezzo dopo pezzo.

Giovanni De Stefanis

“Se la democrazia è a dimensione del mercato” di Alberto Lucarelli

Riceviamo da Alberto Lucarelli, uno dei fondatori del nostro gruppo, un intervento sul tema della democrazia che approfondisce alcuni temi presenti in altri post- del nostro sito, proiettandoli in una prospettiva europea. L’intervento è stato pubblicato da “Il manifesto” del 14/3/214 :

Per un’Europa sociale: Se la democrazia è a misura del mercato
da IL “Il Manifesto” del 12 /3/214

Da L’altra Europa ci si aspetta la proposta di un nuovo e rinnovato contratto sociale europeo, ben al di là degli sforzi di democratizzazione delle istituzioni europee avutisi negli ultimi anni. Riforme che, se da una parte hanno avuto l’obiettivo di ridurre il deficit democratico della rappresentanza, dall’altra non hanno colmato la distanza tra comunità ed apparati.
Manca ancora l’intreccio di una pluralità di dimensioni della democrazia, si è ancora lontani da un “diritto costituzionale europeo” e soprattutto il tanto auspicato principio di omogeneità, ovvero che negli stati membri operi un sistema costituzionale omogeneo, tale da non contraddire i principi di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali o contrarie allo Stato di diritto (artt. 2 e 7 TUE) si è dimostrato non sufficiente a trasformare una democrazia formale in democrazia sostanziale.
Insomma il c.d. federalizing process europeo che passa attraverso un’omogeneizzazione delle legislazioni e dei principi costituzionali, a fondamento del patto tra Stati membri, assolve ad esigenze formali, soprattutto da quando i paesi dominanti all’interno dell’Unione europea hanno deciso di abbandonare il modello economico europeo fondato sul compromesso della c.d. Scuola di Friburgo ovvero keynesiani in casa e liberisti in Europa e da quando i contro-limiti “sociali” delle Costituzioni post seconda guerra mondiale hanno ceduto di fronte a mercato e privatizzazioni.
Così come non tranquillizza l’art. 6 del Trattato che attribuisce alla Carta dei diritti fondamentali del 2000 lo stesso valore giuridico dei Trattati. Basti vedere come libertà di impresa (art. 16), diritto di proprietà (art. 17) e servizi di interesse economico generale (art. 36), appaiano regressivi rispetto agli artt. 41, 42 e 43 della Costituzione.
Basti pensare come è formulata la disposizione sul diritto di proprietà che riconduce tale diritto alle libertà civili ed al principio albertino dell’inviolabilità, propria dello Stato liberale non democratico ottocentesco. Con il bill of rights europeo scompare la funzione sociale della proprietà ed il principio di eguaglianza sostanziale; la libertà di impresa è liberata dai “limiti” del sociale.
Questo è lo scenario con il quale dovrà confrontarsi e confliggere L’Altra Europa con Tsipras ponendo inoltre, come ha fatto già nella sua fase di partenza, le basi per superare le condivisibili perplessità espresse anni fa da Dieter Grimm, il quale affermava che, in assenza di presupposti pre-giuridici, quali dei veri e nuovi soggetti politici su scala europea, piuttosto che meccaniche aggregazioni o la mancanza di una coscienza politica europea, fatta di lotte e condizioni materiali, sarebbe inimmaginabile un’unione politica sovranazionale e irrisolvibile dunque il problema della legittimazione democratica.
Tuttavia, sul piano giuridico-istituzionale, ci sono spazi per un’ azione politica realmente alternativa e lì dovrà inserirsi L’Altra Europa, anche smascherando ipocrisie, come si è fatto nella battaglia referendaria, durante la quale la Corte costituzionale veniva costretta ad affermare che il diritto europeo non imponeva la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali.
Dunque una lotta per un nuovo “contratto sociale europeo”, per affermare che il paradigma della coesione economico – sociale non possa essere costituito unicamente dal binomio libertà – solidarietà, e che mercato e concorrenza vadano subordinate al raggiungimento di fini sociali, per superare i limiti di una politica economica fondata sull’austerity.

Semimario su Democrazia partecipativa e beni comuni Aula Pessina 25 ottobre ore 17

Segnaliamo questo importante seminario organizzato dal Dipartimento di Giurispudenza e dal Dipartimento di Scienze Politiche della Federico II :
Aula Pessina
Corso Umberto I, 45 Napoli
25 ottobre 2013
Ore 17.00

Tavola rotonda
Democrazia partecipativa e beni comuni

Partecipano
Gianfranco Borrelli, (Ordinario di Storia delle Dottrine Politiche, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Lucio De Giovanni (Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza- Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Françoise Fraysse (Ordinario di Diritto pubblico, Università Toulouse 1 Capitole), Jacqueline Morand Devillers (Professore emerito di Diritto pubblico, Università Paris 1 Panthéon- Sorbonne), Alberto Lucarelli (Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Marco Musella (Direttore del Dipartimento di Scienze politiche, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Ugo Maria Olivieri (Associato di Letteratura italiana, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Mariella Pandolfi (Ordinario di Antropologia, Università di Montreal).

Segreteria scientifica e organizzativa
Dott.ssa Daniela Mone
danila1@tin.it