“La democrazia può sostenere la diseguaglianza?” di Giovanni De Stefanis

Ancora una riflessione sulla democrazia e sui pericoli che corre da parte di Giovanni De Stefanis, nostro redattore, e impegnato nella riflessione e nell’azione politica della nostra città.
Riceviamo e pubblichiamo sperando che si possa aprire un dibattito su democrazia, crisi e mutamenti istituzionali:

Come poter salvare dalla disgregazione la nostra democrazia. di Giovanni De Stefanis

Chi ha a cuore la salute della nostra fragile democrazia non può non essere preoccupato per il prolungarsi di una crisi che da finanziaria si è fatta economica e sociale, finendo inevitabilmente con il produrre effetti disgreganti all’ interno di quella comunità che definire ‘ sovrana ‘ sembra quasi una provocazione. I drammatici dati sulla ‘ esclusione ‘ dal mondo del lavoro e sulla conseguente crescita della diseguaglianza e della povertà nel nostro Paese, infatti, rendono vano – così come del resto saggiamente previsto dai padri costituenti – qualsiasi discorso sulla ineliminabile funzione della rappresentanza e sulla crescente importanza della partecipazione democratica dei cittadini.
Da questo punto di vista, il secondo comma dell’ art.3 della Costituzione non si presta certo ad equivoci: ” E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’ eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese “. Senza la rimozione di questi ostacoli – in altre parole – i cittadini non sono in grado di esercitare liberamente – cioè, senza condizionamento alcuno – i loro diritti civili e politici .E senza un popolo sovrano, libero e consapevole – lo sappiamo bene – non avremo mai una democrazia ma, tutt’ al più, un’ oligarchia tecnocratica che accrescerà la forbice tra i sempre più ricchi e i sempre più poveri e aumenterà, fatalmente, il solco che si è venuto a creare tra la cittadinanza e la politica, tra la cosiddetta società civile e le Istituzioni.
Istituzioni di cui la classe politica, in assenza di controlli e di partecipazione da parte nostra, cioè dei cittadini, rischia di ‘ appropriarsi ‘ mantenendo irrisolta, anzi acuendo, quella ‘ questione morale ‘ di berlingueriana memoria che è la causa principale del discredito dei partiti, del disinteresse per la cosa pubblica e dell’ attesa – rassegnata quanto ‘ impolitica ‘ – del leader forte, dell’ uomo della Provvidenza.
A chi pensa che la ‘ questione morale ‘ possa essere risolta con leggi elettorali e riforme costituzionali che ridimensionano fortemente il ruolo del Parlamento esaltando quello del potere esecutivo, bisognerà far capire che il prezzo da pagare per la governabilità non può arrivare alla cancellazione delle minoranze che storicamente rappresentano ( o cercano di rappresentare ) le istanze degli ultimi, dei non-inclusi, dei non-sovrani.
Così come, a chi pensa che la drammatica ‘ questione sociale ‘ possa essere risolta con ulteriori tagli al sistema del welfare, si dovrà rispondere – oltre che con un coraggioso e corale impegno di solidarietà ed una seria e pacifica rivendicazione di maggiori diritti e migliori protezioni sociali – con l’ individuazione delle cause di questi terribili squilibri e l’ elaborazione di un progetto di sviluppo alternativo che sappia conciliare, per esempio, diritto al lavoro , diritto alla salute e salvaguardia dell’ ambiente. Ciò al fine di ‘ salvare ‘ la democrazia dai tanti qualunquisti che la danno per esaurita, per non più coinvolgente, per non più appassionante perchè sostanzialmente impotente davanti alle dure e ciniche leggi dell’ economia di mercato