I materiali dei convegni:Daniela Falcioni, relazione al 3° convegno “A piene mani. Dono dis-interesse e beni comuni”, Napoli 17 maggio 2011

 

Daniela Falcioni (Università della Calabria)

“Ha ricevuto tanto da lei, il suo cuore adesso vuole a sua volta restituire”. Il legame di reciprocità in una storia di John Coetzee.

Sono le parole con cui Paul  – il protagonista di un romanzo di John Coetzee – racconta l’incontro con Marijana. Da sempre Paul ama girare in bicicletta per le vie della sua città, fino a quando viene investito da un ‘automobile. L’incidente è una cosa seria: devono amputargli una gamba. Paul sprofonda in una lucida disperazione.

La svolta arriva con Marijana, una solida infermiera croata, che si prenderà cura di lui. Grazie a lei, Paul comincia a rifiorire, a sperare, le porte del futuro sembrano riaprirsi. Attraverso la storia di una disgrazia che si trasforma in grazia, John M. Coetzee, l’autore di questo romanzo narra un’esperienza straordinaria di dono.

Marijana è diversa dalle infermiere che l’hanno preceduta. Paul comincia ad ammirarla per quella delicatezza che trascende la serietà professionale, per quella capacità di sentire la prostrazione profonda che ha invaso la sua anima dopo l’incidente. Nelle sue cure ha trovato il grembo protettivo di cui aveva bisogno, l’energia per tornare a vivere. Col tempo il rispetto e l’ammirazione diventano gratitudine: Marijana ha “fatto per me molto di più, molto di più di quello che richiederebbe il suo dovere”. Oltre le cure mediche, oltre i massaggi: un “di più” che l’ha guarito.

E’ sorprendente che Paul parli della sua esperienza ricorrendo alle parole che Lévi- Stauss mette in campo per parlare dello scambio di doni, nel quale “ c’è molto di più delle cose scambiate”, riferendosi al legame che si istituisce tra colui che dona e colui che riceve il dono. Ma come è potuto accadere che quel gorgo di disperazione in cui era precipitato si sia trasformato in un gorgo di affetti? Paul va dritto al punto: “Ha ricevuto tanto da lei, il suo cuore adesso vuole a sua volta restituire”. Il dono, quando riesce, è innanzitutto un ricevere, in cui colui che accoglie il dono pensa che sia tutto merito dell’altro. Paul non dice o non sa che quella ricchezza d’affetti nasce da uno svuotamento: sbalzato da quella sella, condannato all’amputazione, lui non si è lanciato sui protocolli riabilitativi per l’applicazione della protesi, ha rifiutato le infermiere troppo specializzate e anche le vecchie amiche che gli si offrivano per farlo sentire ancora un uomo. L’incontro con Marijana nasce da uno sfinimento che si trasforma in domanda, da un’attesa che diventa affidamento. “Poi aveva incontrato Marijana, e il suo cuore aveva subito un cambiamento. Non è più quello di una volta il suo cuore. (…) Ha ricevuto tanto da lei, il suo cuore adesso vuole a sua volta restituire. Restituire non è esattamente come ripagare (…)”. Pieno di gratitudine, Paul neppure si chiede se la qualità della sua domanda d’assistenza non abbiano aiutato la sua infermiera a metterci tutta se stessa, non abbia contribuito a ossigenare il suo lavoro. Non ha tempo per queste domande, preso com’è dal desiderio di donare a propria volta. L’occasione non tarda a venire: Drago, il primogenito di Marijana, vuole iscriversi ad un college troppo costoso per la sua famiglia e Paul scrive ai suoi genitori per offrire il suo aiuto: “Vorreste, tu Marijana e Miroslaw (…) farmi l’onore di accettare un dono che, come dicono gli inglesi, è senza condizioni?” Un legame maturo per un dono incondizionato.

“Ha ricevuto tanto da lei”: parole che danno voce a tanti sentimenti di gratitudine, a tante esperienze del ricevere, in cui l’esperienza del dono produce, oltre all’accoglienza e al rafforzamento del gesto di colui che dona, anche il desiderio – in colui che riceve il dono –  di donare a propria volta, producendo una relazione di reciprocità positiva. L’importanza della storia narrata da Coetzee consiste nel suo essere tutta centrata sull’esperienza del ricevere, un vissuto capace di informare di sé sia il prima che il dopo della relazione donativa. Per Paul che ha interiorizzato quell’esperienza, donare è diventato qualcosa di gratificante che dà gioia: “Dare – ormai – lo mette di buon umore (…). Lo incita a dare ancora”.

Ma è difficile praticare il linguaggio del dono e anche Paul a volte ci mette troppa enfasi: è nuovo della materia! Perché tanta generosità da parte di Paul? E’ veramente solo un signore un po’ anziano che vuole fare del bene? Si chiede per esempio il marito di Marijana. Non potrebbe trattarsi invece di una maschera per nascondere l’intenzione di far colpo sulla moglie, per attirarla a sé,  forse persino per “comprarla”: un do ut des, per intenderci. In effetti questo sospetto circola nell’aria e anche dentro lo stesso Paul. Una sua amica comincia a martellarlo con una visione più prosaica di quel legame: Perché tanti giri di parole? Cosa ti trattiene? “Diventa piuttosto protagonista, vivi da eroe. E’ questo che ci insegnano i classici. Sii un personaggio principale. Altrimenti che senso ha la vita?”. Paul è travagliato, ma quel legame sembra dargli la forza per resistere al richiamo dell’amica. Si impegna a dirimere i sospetti: è disposto a lasciarsi “interrogare” prima dal figlio e poi dal marito di Marijana, è pronto a legarsi consegnando ad una lettera le sue intenzioni riguardo al sostegno economico per Drago, si rende disponibile a cambiare il dono in prestito per alleggerirne il peso. Quel legame è diventato ora un lavoro, una trasformazione significativa per noi: mentre una relazione contrattuale si conclude con il pagamento di ciò che è stato acquistato, il dono è diffusivo, vive di rilanci, genera una catena di nuovi doni, come la bicicletta reclinata che Drago sta costruendo per Paul. Oltre a dar corpo allo spirito del dono, Paul sta contrastando una parte di sé, sta lottando contro la dissipazione degli affetti, contro quella curvatura autoreferenziale che mortifica i legami e la loro storia.

Cosa significa donare?

La storia narrata da Coetzee ci racconta di un uomo disperato che torna a vivere grazie alle cure di Marijana. A questo dono d’assistenza, Paul risponde facendosi carico degli studi di Drago, senza sapere che il figlio maggiore di Marijana, a propria volta, gli sta costruendo una bicicletta reclinata con cui potrà tornare a percorrere le vie di Adelaide. Non più “intrappolato dentro se stesso”, Paul inizia la sua seconda vita all’insegna di un restituire che  gli dà gioia, lo incita a dare ancora. Il suo è un dono di risposta, che ci induce a riflettere sull’esperienza che l’ha reso possibile. Da dove nasce la disponibilità di Marijana? Cosa la spinge a mettere nel suo lavoro quel di più che eccede la professionalità? Domande legittime se è vero che “Difficilmente si diventa una persona generosa da soli: la generosità è una cosa che si impara”. Non conosciamo molto dell’apprendistato di Marijana, la narrazione asciutta dello scrittore sudafricano, ci consegna tuttavia l’essenziale: “Lei è così perché è amata” (p. 84). E’ un vissuto di gratitudine e riconoscenza che prepara e dischiude quell’universo affettivo-relazionale nel quale diventiamo capaci di dare gratuitamente.

Se è dunque dalla gratitudine che scaturisce l’offerta generosa del primo donatore, è dal permanere nell’orizzonte della gratitudine che nasce quel “restituire che non è un ripagare”, di cui parla Paul.

Cosa significa donare?

Dalla narrazione di Coetzee, è possibile sviluppare una fenomenologia del dono in cui il restituire non è implicato e presupposto all’interno del primo dono. La risposta di Paul non è prevista dalle cure di Marijana, che rappresentano un dare senza contare. E’ proprio la gratuità del dare ad essere all’origine della gratitudine del ricevere, per cui Paul non solo ricambia, ma dà molto di più di quanto ha ricevuto. Quella storia però ci consegna dell’altro. Non che Marijanna si aspetti qualcosa, ma il fatto è che la sua generosità ha inaugurato una dinamica tale per cui il primo dono si svolge come un appello, mentre il secondo assume la forma di una risposta che fa bene ad entrambi e rilancia la relazione. Marijanna, è vero, non si aspetta nulla di determinato, ma una donna come lei, che ha lascito il suo paese per andare a lavorare dall’altra parte del mondo, è una donna che attende, che desidera una vita migliore; con il suo dono, Paul risponde  a quella speranza. Tutt’ altro che impartecipe, la reciprocità che qui prende forma si adopera per sostenere e promuovere la relazione. E’ possibile, a questo punto, integrare le analisi precedenti volte a sottolineare l’importanza di gratuità e gratitudine come momenti fondamentali per un ricambiare capace non solo di uscire dal recinto del sé (logica acquisitiva), ma anche di eleggere l’altro come proprio fine (logica donativa). La nostra concezione assegna al primo dono non tanto la capacità di creare un debito in colui che lo riceve, quanto piuttosto quella di raggiungere l’altro con una chiamata a cooperare. Sarà proprio la gratuità dell’uno, unita alla capacità di ricevere dell’altro a provocare il dono di risposta e, con esso, quell’esperienza di gratificazione in grado di transitare all’interno di una circolarità reciprocante.

Cosa significa ricambiare?

“Cosa significa ricambiare?” E “A chi ricambiare?” Queste domande ci consentono di discutere alcune figure che il legame di reciprocità assume. La storia dell’incontro tra P. e M. dà vita ad una forma di reciprocità generalizzata.  Dal punto di vista dell’utile, gli scambi generalizzati non sempre rappresentano un guadagno, tanto che i protagonisti (gli attori sociali) omettono di tenere il computo del dare e dell’avere facendo intendere, con questo comportamento, di privilegiare il legame sociale. La compensazione viene stabilita non solo sulla base di ciò che si è ricevuto, ma anche valutando le possibilità del beneficiario che potrebbe contraccambiare subito, oppure in tempi lunghi. Esiste anche la possibilità che questo genere di prestazioni non siano ricambiate: non c’è garanzia di restituzione! All’interno dello scambio di doni generalizzato, esistono anche i doni di trasmissione che passano da una generazione all’altra. Oltre a costituire un capitolo importante della circolazione di doni nella sfera domestica, questo forma particolare ci consente, tra l’altro, di apprezzare la ricchezza della narrazione offerta dalla storia che stiamo esaminando. Dopo l’incontro con Marijana, Paul comincia ad indirizzare il suo desiderio di ricambiare nei confronti dei figli di lei: Paul si inserisce all’interno di una catena di trasmissione che si stabilisce tra una generazione e l’altra, come se Drago fosse un “figlio dell’anima”. Questa forma di trasmissione di doni, poi,  ci aiuta a comprendere che il legame di reciprocità, che si istituisce nello scambio generalizzato, ha una struttura caratterizzata da apertura e transitività. Marijana, che si è presa cura di Paul, fa un’esperienza di reciprocità anche se Paul non reciproca nei suoi confronti, ma ridona a Drago. In questa costellazione, la gratificazione del donatore non resta sospesa: qui ciascun partner della relazione si trova permanentemente, e non a turno, nella condizione di donatore e donatario, in una chiamata continua alla cooperazione.