Giovanni De Stefanis, “Una riflessione sulla democrazia”

Pubblichiamo una riflessione del nostro redattore Giovanni De Stefanis sull’attuale “deriva” in senso populista della democrazia in Italia. Auspichiamo che altri vogliano intervenire sull’argomento dando luogo ad una riflessione partecipata sul tema “Democrazia formale, democrazia rappresentativa, democrazia diretta”

IL LABILE CONFINE TRA DEMOCRAZIA E POPULISMO.
Non vi è dubbio che la democrazia viva di partecipazione e di fiducioso consenso e che l’ esercizio del diritto di voto sia un passaggio centrale per una democrazia rappresentativa… in salute. I problemi nascono, evidentemente, quando il sistema della rappresentanza entra in crisi, quando – cioè – i partiti politici si arroccano sui propri privilegi , diventando sempre più auto-referenziali e non venendo più percepiti dall’ opinione pubblica come lo strumento più idoneo per fare politica .
Succede, così, che i cittadini decidano o di disinteressarsi del tutto della politica o di praticare esclusivamente forme di cosiddetta democrazia diretta, by-passando il filtro ideologico e organizzativo rappresentato dai partiti politici e dai loro programmi e presumendo di sostituirli del tutto e non, semplicemente, di affiancarli e, se necessario, stimolarli affinchè svolgano al meglio la funzione che la Costituzione affida loro.
Inevitabile, a questo punto, il rischio di una deriva demagogica e populista che – come acutamente osserva Alberto Lucarelli nel suo recente ‘ Costituzione e beni comuni ‘ – nasce dal ‘ confusionismo sociale, da fenomeni lobbistici e dalla frammentazione di finalità ed obiettivi ‘ per evitare i quali ‘ occorre la configurazione di soggettività politiche nuove, in grado di alimentarsi attraverso un processo continuo di formazione ed informazione intorno a programmi e obiettivi comuni e condivisi ‘.
Formazione, soprattutto, che deve corrispondere ad un lavoro di studio e di approfondita conoscenza dei problemi e ad una ricerca umile e rigorosa delle soluzioni . Senza arroganza, senza spirito di rivalsa, senza rivendicazioni ‘ provinciali ‘ di primogenitura, senza tentazioni epuratrici del dissenso. Ma con quella ostinata passione, squisitamente politica, per la mediazione, per l’ incontro rispettoso tra diversi, per l’ approdo a posizioni ‘ plurali ‘, condivise, democratiche. Diffidando, nel contempo, sia dei cortigiani avvezzi all’ incensamento, sia degli iper-critici pronti a bocciare e infangare tutto e tutti.
Solo così potremo evitare che la nostra atavica predisposizione alla delega ci faccia correre il rischio di non diventare mai ‘ popolo sovrano ‘, maturo e responsabile, ma di rimanere una massa indistinta, anònima e un po’ infantile che si affida all’ uomo forte di turno, efficiente, decisionista, nonché esperto in comunicazione ….demagogica. Una comunicazione, cioè, diretta tra il capo e il suo popolo che , lungi dal rappresentare una conquista della democrazia, potrebbe avere – come la storia ci insegna – uno sbocco autoritario.
Giovanni De Stefanis