Una riflessione su beni comuni e Costituzione

Il nostro redattore Giovanni De Stefanis ci ha inviato un’altra riflessione sul nesso Beni comuni e Costituzione a partire da un articolo di Alberto Lucarelli su Repubblica/Napoli del 6 maggio 2014:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/06/ne-parigi-ne-bulgariaNapoli10.html che commentava alcune delibere recenti del Comune di Napoli, importanti per un’azione concreta sui beni comuni ambientali.
Ringraziamo De Stefanis per il suo contributo e speriamo che altri vogliano intervenire:

La Costituzione come ‘ bene comune ‘.

Qualche riflessione a margine di un articolo di Alberto Lucarelli su Repubblica/Napoli del 6 maggio 2014

” Dove trovare ” – si chiede Gustavo Zagrebelsky – ” l’ ideale di una società giusta, che meriti che si mettano da parte gli egoismi e i privilegi particolari, che ci renda possibile intravedere una società in cui noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli, si possa vivere in libertà e giustizia ?Questo punto d’ appoggio c’è ed è la Costituzione. Nella Costituzione troviamo la politica, il bene pubblico che più, oggi, scarseggia “.

Ecco, queste parole del noto giurista mi sono tornate in mente durante la lettura del coraggioso articolo di Alberto Lucarelli. Coraggioso perchè il tema affrontato – quello della possibile acquisizione al patrimonio comunale , in casi particolari e circoscritti, senza indennizzo, di beni privati, aventi le caratteristiche di ” beni comuni “, ma sottratti, in relazione al loro attuale stato di abbandono, alla funzione sociale – non è certo tra quelli più di moda in una fase storica e politica che è tornata a privilegiare la cultura del privato su quella del pubblico,secondo il più scontato dei luoghi comuni : quello che ritiene il privato sinonimo di efficienza e di meritocrazia e il pubblico sinonimo di spreco, di incompetenza, di lassismo, di corruzione.
E coraggioso perchè di questa ‘ pedagogìa costituzionale ‘ in materia di ‘ beni comuni ‘, cui Lucarelli si sta dedicando da anni con competenza scientifica e passione civile, abbiamo tutti un estremo bisogno in un passaggio, tra i più delicati della nostra non lunga storia repubblicana, che potrebbe preludere davvero allo smantellamento dell’ impianto democratico così come c’era stato affidato dai Padri costituenti.
Quando Lucarelli ci ricorda la centralità, nella Costituzione, di concetti come ‘ funzione sociale, utilità sociale, interesse generale ‘ , davanti ai quali la funzione, l’ utilità e l’ interesse dei privati devono fare un passo indietro, non fa altro – in fondo – che sottolineare la centralità della politica , cuore pulsante di una democrazia vera e viva. Da questo punto di vista, gli articoli 41 e 42 sono emblematici di cosa debba intendersi per democrazia : un sistema all’ interno del quale devono poter coesistere pacificamente, nel reciproco rispetto, interesse privato e interesse pubblico, diritti dell’ impresa e diritti dei lavoratori, esigenze della produzione e tutela di valori universali come la libertà, la salute, la sicurezza, la dignità umana dei cittadini.
La democrazia è effettiva – ce lo ricorda il primo comma dell’ art.3 – se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge. Ma, per realizzare questa eguaglianza sostanziale, occorre – come recita il secondo comma dello stesso art.3 – che le istituzioni e la politica che le esprime operino scelte concrete per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ‘ impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese “.
Senza voler entrare nel merito della delibera proposta da Lucarelli ( rinvio, per questo, alla lettura dell’ articolo ), noto – comunque – che essa va esattamente nella direzione auspicata dal secondo comma dell’ art.3, perchè – in nome della ‘ funzione sociale ‘ che la proprietà, anche privata, deve garantire (art.42,Cost.) – rimuove l’ ostacolo , di ordine economico e sociale, rappresentato dal prolungato, mancato esercizio del diritto di proprietà e trasferisce il bene abbandonato – ” avente la caratteristica di ” bene comune ” , nozione – scrive Lucarelli – fisiologicamente riconducibile alla garanzia dei principi costituzionali ( artt.1,2,3,9,41,42,43 “) – nel patrimonio collettivo.
Mi piace, infine, vedere nella delibera proposta da Lucarelli, una risposta concreta – dal punto di vista sociale, politico e giuridico – ai bisogni di larga parte della cittadinanza che vive situazioni di gravissimo disagio ( occupazionale, abitativo, scolastico, sanitario, ecc.) e mi chiedo se qualcosa di analogo si possa ipotizzare con riferimento all’ art.41 che riconosce, naturalmente, il diritto ‘ privato ‘ di svolgere una libera iniziativa economica , a patto – però – che ” non si svolga in contrasto con l’ utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana “. Pensando al ‘cinismo’ dei Riva a Taranto, al meschino calcolo utilitaristico dei tanti imprenditori esperti in ‘ delocalizzazioni ‘, fino alle geniali trovate sulla ‘ precarizzazione a vita ‘ contenute nel renziano Jobs Act, mi verrebbe da invitare il frenetico rottamatore ad applicarla, la Costituzione, anzichè smantellarla, pezzo dopo pezzo.

Giovanni De Stefanis