Semimario su Democrazia partecipativa e beni comuni Aula Pessina 25 ottobre ore 17

Segnaliamo questo importante seminario organizzato dal Dipartimento di Giurispudenza e dal Dipartimento di Scienze Politiche della Federico II :
Aula Pessina
Corso Umberto I, 45 Napoli
25 ottobre 2013
Ore 17.00

Tavola rotonda
Democrazia partecipativa e beni comuni

Partecipano
Gianfranco Borrelli, (Ordinario di Storia delle Dottrine Politiche, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Lucio De Giovanni (Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza- Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Françoise Fraysse (Ordinario di Diritto pubblico, Università Toulouse 1 Capitole), Jacqueline Morand Devillers (Professore emerito di Diritto pubblico, Università Paris 1 Panthéon- Sorbonne), Alberto Lucarelli (Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Marco Musella (Direttore del Dipartimento di Scienze politiche, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Ugo Maria Olivieri (Associato di Letteratura italiana, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Mariella Pandolfi (Ordinario di Antropologia, Università di Montreal).

Segreteria scientifica e organizzativa
Dott.ssa Daniela Mone
danila1@tin.it

Fondazione Basso: il nuovo ciclo di lezioni della scuola della democrazia

La Fondazione Basso ha pubblicato il nuovo bando e il programma della bella iniziativa de “La scuola della buona democrazia” ne diamo notizia come sempre rendendo consultabile il programma 2014 e il bando d’iscrizione:

VIVERE LA DEMOCRAZIA, COSTRUIRE LA SFERA PUBBLICA”
Una scuola per la buona politica

Gli incontri di studio del 2014

Il lavoro e la democrazia nel tempo della crisi

1. Lavoro, dignità, persona. I fondamenti del costituzionalismo democratico del secondo dopoguerra (giovedì 16 gennaio 2014, ore 14,30 -19)

Nella storia dell’Italia repubblicana il lavoro occupa un ruolo centrale. Secondo la Costituzione la Repubblica è fondata sul lavoro non solo come fatto economico ma come processo antropologicamente strutturante e fattore di identità. La Costituzione individua come soggetto della cittadinanza il lavoratore ed è ben noto il dibattito (e le significative divergenze) tra i padri costituenti sul riferimento al “lavoro”. Il secondo comma dell’articolo 3 stabilisce uno stretto collegamento tra lavoratore, persona e dignità umana. La figura del lavoratore/cittadino di diritto evoca tuttavia un’antichissima ripartizione tra lavoro produttivo e attività riproduttive – non riconosciute come lavoro vero e proprio – ovvero, nei termini di oggi, lavoro di cura. Sulla scia di profonde trasformazioni storiche, decisivi sviluppi politici successivi al momento costituente hanno dato origine a una reinterpretazione del nodo lavoro/persona umana. Si è parlato a questo proposito di “femminilizzazione del lavoro”, che si caratterizza per la fusione tra tempo di vita e tempo di lavoro, e per la messa a profitto di quelle competenze relazionali, affettive e linguistiche, un tempo relegate nella sfera domestica. A scuotere antichi equilibri è anche sopraggiunta la crisi del circuito reddito-previdenza-assistenza, vale a dire della stessa idea di Welfare state e degli obblighi statuali nei confronti dei propri cittadini. Così, da un lato il “lavoro di cura” è oggi tutt’altro che una variabile da derubricare come una permanenza di forme sociali arcaiche. Dall’altro, gli obblighi imposti dal secondo comma dell’art.3 cominciano a riguardare una vasta e variegata platea: ad essere impegnati nel lavoro di cura sono nuovi “vecchi soggetti” – donne ed immigrati – che pongono con nuova urgenza i problemi del nesso tra lavoro/cittadinanza/diritti che la nostra Costituzione ha così sapientemente svincolato da ogni immobile fissità storica.

Relazioni: Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Azzariti
Discussione
Coordina: Gabriella Bonacchi

2. Lavoro, welfare, stabilità macroeconomica. Il compromesso keynesiano e i “trenta gloriosi” (giovedì 20 febbraio 2014, ore 14,30 -19.)

L’estensione della responsabilità e del ruolo dello Stato e le politiche keynesiane sono state costruite come risposte alla crisi del ’29 e alla disoccupazione e all’impoverimento di massa che ne seguì. La gestione stabilizzante del ciclo macroeconomico, il pieno impiego e il welfare sono stati alla base del compromesso keynesiano, così come il circuito lavoro-tassazione-servizi è stato a fondamento della cittadinanza welfaristica. Nonostante le necessarie distinzioni fra momenti storici sono oggi in molti, a sinistra, a rivendicare la persistente attualità della lezione keynesiana. Ma cosa intendere esattamente per lezione keynesiana? Quali sono i fattori principali che ne hanno favorito il radicamento nel dopoguerra e quelli che ne hanno comportato l’indebolimento a partire dall’inizio degli anni 70? E, ancora, come declinare oggi la lezione keynesiana con riferimento alla definizione sia della finalità della politica economica sia degli assetti di governance dell’economia nazionale, europea e mondiale? Obiettivo centrale di questo seminario è quello di individuare alcune riposte a tali domande. I temi trattati includono la visione della disoccupazione come esito di carenza di domanda aggregata anziché, come argomenterebbero i neo-liberisti, di disequilibrio (eccesso) del livello di salario rispetto ai valori di equilibrio; il concetto di socializzazione dell’investimento; il ruolo della International Clearing Union quale strumento volto a correggere gli squilibri commerciali e, dunque, a sostenere anche la domanda aggregata internazionale; la priorità dell’economia reale su quella finanziaria.

Relazioni: Ruggero Paladini e Carlo Galli
Discussione
Coordina: Chiara Giorgi

3. Il lavoro nella globalizzazione neoliberistica (giovedì 20 marzo 2014, ore 14,30-19)

Alla fine degli anni ’70 la rottura del compromesso keynesiano coincide con l’avvento della globalizzazione neoliberistica, una globalizzazione in cui l’apertura delle economie, l’incremento degli scambi internazionali, l’aumento delle interdipendenze, la fine del fordismo e la crescente informatizzazione si realizzano sotto il segno del “neoliberismo” (meno regole, meno tasse, meno Stato). Il successivo trentennio neoliberista si articola su tre processi: finanziarizzazione (ipertrofia e superfetazione della finanza e creazione di un mostruoso shadow system), commodifcation (mercificazione di tutto, perfino del genoma umano, e mercificazione in primo luogo del lavoro), denormativizzazione (deregolamentazione e sostituzione del valore della norma e della legge con il contratto privato e con la generalizzazione della lex mercatoria). Si assiste a un impressionante deteriorarsi del ruolo del sindacato. In un’epoca in cui si parla di “fine del lavoro” (Rifkin) l’ingresso sulla scena mondiale di paesi come la Cina consente di affiancare a delocalizzazioni immense dai paesi sviluppati verso i paesi emergenti – che avvengono anche grazie alla diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione – il raddoppio delle forze di lavoro a livello mondiale, però a bassi salari. Le diseguaglianze si moltiplicano (tra paesi e all’interno dei singoli paesi) e al loro fondamento c’è una drammatica svalutazione del lavoro, sul piano quantitativo – con l’esplodere della disoccupazione nei paesi sviluppati – e sul piano qualitativo, con il dilagare della precarietà e della atipicità, fino a giungere alla job catastrophe al cuore della crisi globale esplosa nel 2007/2008

Relazioni: Paolo Guerrieri e Salvatore Biasco
Discussione
Coordina: Giancarlo Monina

4. L’esplosione delle diseguaglianze nel mercato del lavoro (mercoledi 16 aprile 2014, ore 14,30-19)

Nel 1979 il rapporto tra la retribuzione di un lavoratore mediano e quella di un top manager era di trenta volte, agli inizi degli anni 2000 quel rapporto era salito a duecento e anche a quattrocento volte. Obiettivo di questo seminario è quello di concentrarsi sull’andamento delle disuguaglianze nel mercato del lavoro, delineando possibili misure di contrasto. Il focus è sul caso italiano in prospettiva comparata con gli altri principali paesi OCSE. Rispetto alle disuguaglianze, oltre che su una descrizione complessiva dell’andamento della distribuzione funzionale (fra salari e profitti) e della complessiva disuguaglianza nelle remunerazioni, l’attenzione è concentrata sull’andamento delle retribuzioni per decile di reddito, per tipo e settore di occupazione, per livello di istruzione, per tipo di contratto e per zona di residenza. Ci si indirizzerà, altresì, alle questioni dei lavoratori poveri; dei rischi di pensioni povere e delle implicazioni per l’accumulazione di ricchezze nel ciclo di vita e, con esse, per la diseguaglianza intergenerazionale. Le possibili misure di contrasto che saranno analizzate concernono sia la distribuzione primaria (la cosiddetta pre-distribution) sia la distribuzione secondaria (il sistema di tax and transfer). Tali misure includono il salario minimo, i living wage, la fissazione di distanze massime fra retribuzioni elevate e basse retribuzioni, la riduzione delle remunerazioni di chi ha di più in presenza di cicli recessivi, un’accentuazione della progressività dell’imposta per i lavoratori ricchi e crediti d’imposta a favore dei lavoratori poveri.

Relazioni: Michele Raitano e Elena Granaglia
Discussione
Coordina: Laura Pennacchi

5. Lavoro, rappresentanza politica e sociale e democrazia (giovedì 22 maggio 2014, ore 14,30-19)

La crisi negli anni Settanta del capitalismo a modello fordista /keynesiano ha comportato la fine non solo della classe operaia ma la fine della stessa società, se per società si intende quel tessuto di relazioni che la scienza sociale è venuta teorizzando come principalmente determinata dalla preminenza del lavoro industriale di massa. La sociologia stessa nel corso del Novecento – in antitesi ai totalitarismi – si è venuta affermando in stretta relazione con la crescita dei movimenti sociali e politici orientati alla inclusione dell’individuo lavoratore nei meccanismi di rappresentanza dello Stato nazione. Questo ciclo conosce il suo massimo sviluppo nel trentennio post-seconda guerra mondiale proprio perché riesce a combinare le aspettative dello sviluppo economico con quelle della partecipazione democratica, una sinergia tra rivendicazioni del e sul lavoro e articolazione della rappresentanza (di cui è sintesi la nostra Costituzione). Il venir meno di questa sinergia, con l’avvento del ciclo post-industriale, rappresenta in Italia un pericolo per la democrazia ancora più grave che in altri paesi occidentali storicamente più strutturati dal punto di vista sociale e della pubblica amministrazione. Finanziarizzazione, frammentazione e globalizzazione delle fonti di lavoro, trasformazioni e deroghe nella contrattazione sindacale, hanno prodotto già dagli anni 80 -90 il territorializzarsi sia della lotta sindacale che della lotta politica (distretti + leghe, divaricarsi delle questioni settentrionale e meridionale). Più di recente il disgiungersi di quel nesso storico tra lavoro e rappresentanza sembra portare alla ricerca di una rifondazione della rappresentanza direttamente sull’individuo in quanto cittadino (aggregato nei social networks?) e come tale portatore di diritti (anche sul lavoro). Si intende sottolineare la svolta in corso, epocale da più punti di vista.

Relazioni: Mariuccia Salvati e Massimo Paci
Discussione
Coordina: Catia Papa

6. Lavoro, reddito, cittadinanza (giovedì 19 giugno 2014, ore14,30-19)

La crisi globale più grave del secolo sta provocando quella che i democratici americani non esitano a definire job catastrophe con profonde implicazioni sulla “civiltà del lavoro”. La contrazione della produzione, del reddito e dell’occupazione stabile e garantita indotta dall’attuale crisi economico-finanziaria investe i fondamenti stessi del modello di sviluppo industriale e capitalistico che vede nel lavoro salariato lo strumento principale di integrazione e mediazione sociale. Sul nesso istituito tra lavoro e diritti sono stati edificati tutti i sistemi novecenteschi di protezione sociale. Il dilagare della disoccupazione/inoccupazione, del lavoro precario, intermittente e autonomo espone quindi un numero crescente di persone a una vita priva di quelle garanzie che sorreggono anche la partecipazione democratica. Nella Costituzione italiana il diritto al lavoro e il diritto a un’“esistenza libera e dignitosa” sono fortemente connessi, riguardando dunque potenzialmente tutti i cittadini. A eccezione di quanti invocano più mercato, la tensione egualitaria che attraversa la Carta anima ancora oggi il dibattito sul destino del lavoro quale asse della cittadinanza, ovvero sulle proposte ed esperienze europee di reddito minimo garantito o di reddito universale. A dividere non è tanto il riconoscimento dell’esistenza e del valore del lavoro non formale e/o salariato, quindi la volontà o meno di ricondurre tutti alla “servitù volontaria” del contratto subordinato (magari con meno garanzie), bensì la strategia strutturale per uscire dalla crisi: la logica del trasferimento monetario è realmente alternativa a quella del mercato? Il welfare state quale sistema regolato di sicurezza sociale deve essere rilanciato o è opportuno ripensarlo alla luce del diritto a un reddito universale di base? Per non limitarsi a sanzionare lo status quo sono più utili misure che compensano e risarciscono ex post o misure che promuovono ex ante?

Relazioni: Luca Baccelli e Silvana Sciarra
Discussione
Coordina: Elena Paciotti

Bando di iscrizione 2014

La Fondazione Basso ha avviato sin dal gennaio 2007, una Scuola per la buona politica, basata sull’esigenza che i cittadini di un regime politico democratico abbiano una forte maturità e consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri.
La nostra scuola è ispirata dalla convinzione che la cura per l’educazione politica, sia dei cittadini sia dei gruppi dirigenti, è il presupposto di tale maturità e consapevolezza: “cittadini consapevoli” sono il pendant di “politici affidabili” e viceversa.
La scuola, diretta da Laura Pennacchi, ha una struttura molto semplice: un semestre all’anno di incontri mensili a carattere seminariale, che durano un intero pomeriggio: ore 14,30-19.00. Ogni incontro comprende tre relazioni seguite da una discussione con interventi programmati e interventi degli iscritti al corso, coordinata da uno dei collaboratori della Fondazione; vi sarà, come in passato, una preventiva fornitura di materiale bibliografico.
“Il lavoro e la democrazia nel tempo della crisi” è il tema prescelto per il 2014. I docenti, tutti prestigiosi, fanno parte delle risorse intellettuali interne ed esterne della Fondazione Basso.
La sede in cui si svolgeranno gli incontri sarà, salvo modifiche che saranno tempestivamente comunicate, quella della Fondazione Basso (Via Dogana Vecchia, 5).
Al termine del ciclo di incontri verrà rilasciato un attestato di frequenza. La frequenza minima richiesta per il rilascio del certificato è di 4 incontri su 6.

Iscrizioni

La scuola può ospitare al massimo 60 allievi che seguano le relazioni e partecipino alla discussione.
Per iscriversi, è necessario riempire il modulo allegato ed inviarlo, per posta elettronica a: basso@fondazionebasso.it.
La quota di iscrizione è di Euro 150.00, da versare o sul c/c postale n. 82103003, intestato a Fondazione Lelio e Lisli Basso oppure tramite bonifico bancario intestato a Fondazione Lelio e Lisli Basso, IBAN IT18I0100503373000000002777.
Le quote andranno versate solo dopo aver ricevuto la conferma dell’iscrizione da parte della Fondazione.

Le iscrizioni sono aperte dal 4 novembre al 13 dicembre 2014.

Per informazioni:
segreteria Fondazione Basso tel. 06-6879953 – e-mail: basso@fondazionebasso.it

Felicità/Benessere. Il Dono della Letteratura. Video 2° tempo

Napoli, 11 ottobre 2012.

Brau (Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica).

Felicità/Benessere. Il dono della letteratura.

introduce Arturo De Vivo
presiede Mario Rusciano

ore 10,30
Elena Pulcini
Rossana Valenti
Romano Luperini

ore 15,30
Francesco Fiorentino
Rosamaria Loretelli

11 ottobre 2012

Felicità/Benessere. Il dono della letteratura. Video 1 tempo

Napoli, 11 ottobre 2012

Brau (Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica).

Felicità/Benessere. Il dono della letteratura.

introduce Arturo De Vivo
presiede Mario Rusciano

ore 10,30
Elena Pulcini
Rossana Valenti
Romano Luperini

ore 15,30
Francesco Fiorentino
Rosamaria Loretelli

11 ottobre 2012

Reciprocità e comunità. 29 maggio 2013 2 tempo video

29 maggio 2013

Reciprocità e comunità

Saluti del prof. Arturo De Vivo Direttore del Dipartimento dii Studi Umanistici Università degli Studi di Napoli “Federico II”

1.
Il dono agli dei nelle testimonianze archeologiche.
L’accoglienza dello straniero Dono e reciprocità di status Oggetti votivi e strutture per il sacrificio I beni della comunità.
Carlo Gasparri, Presidente della Sez. Patrimonio Culturale – Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Giovanna Greco, La pratica del dono nel mondo antico tra forme, modalità e cultura materiale
Bianca Ferrara, La comunità cittadina dona alla divinità: il caso di Gela ad Olimpia
Carmela Capaldi, Il dono alla città : espressioni di benevolentia nell’Italia romana
Rosaria Luzzi, Dal dono agli dei al dono degli dei: la rifondazione del beneficium in Seneca

2.
Lo spazio del dono. Reciprocità, istituzioni, società
Semantica del dono e vocabolario delle istituzioni La logica dello scambio L’intelligenza politica del sacrificio

I beni comuni

Paolo Fabbri, Semantica del dono
Tavola rotonda
con Alessandro Arienzo, Marco Castagna, Fabio Ciaramelli, Ugo M. Olivieri

Convegno di Studi in occasione della pubblicazione del volume
“A piene mani. Dono, dis-interesse e beni comuni”, a cura di A. Lucarelli e U. M. Olivieri, Diogene, Napoli, 2013

Biblioteca di Area Umanistica — Napoli Piazza Bellini, 59-60 — mercoledì 29 maggio 2013, ore 10.00

Reciprocità e comunità. 29 maggio 2013 video 1° tempo.

29 maggio 2013

Reciprocità e comunità

Saluti del prof. Arturo De Vivo Direttore del Dipartimento dei Studi Umanistici Università degli Studi di Napoli “Federico II”
1.
Il dono agli dei nelle testimonianze archeologiche
L’accoglienza dello straniero Dono e reciprocità di status Oggetti votivi e strutture per il sacrificio I beni della comunità
presiede: Carlo Gasparri Presidente della Sez. Patrimonio Culturale – Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Giovanna Greco, La pratica del dono nel mondo antico tra forme, modalità e cultura materiale
Bianca Ferrara, La comunità cittadina dona alla divinità: il caso di Gela ad Olimpia
Carmela Capaldi, Il dono alla città : espressioni di benevolentia nell’Italia romana
Rosaria Luzzi, Dal dono agli dei al dono degli dei: la rifondazione del beneficium in Seneca

2.
Lo spazio del dono. Reciprocità, istituzioni, società
Semantica del dono e vocabolario delle istituzioni La logica dello scambio L’intelligenza politica del sacrificio
I beni comuni
Paolo Fabbri, Semantica del dono

Tavola rotonda
con Alessandro Arienzo, Marco Castagna, Fabio Ciaramelli, Ugo M. Olivieri

Convegno di Studi in occasione della pubblicazione del volume
A piene mani. Dono, dis-interesse e beni comuni, a cura di A. Lucarelli e U. M. Olivieri, Diogene, Napoli, 2013.

video

Biblioteca di Area Umanistica — Napoli Piazza Bellini, 59-60 — mercoledì 29 maggio 2013, ore 10.00

Dibattito sulla crisi: De Stefanis “dalla parte delle democrazia”

Iniziamo con questo articolo del nostro redattore Giovanni De Stefanis un “Dibattito sulla crisi” in cui ameremmo ospitare opinioni e punti di vista anche esterni alla redazione sulla crisi di sistema e di rappresentanza che connota la politica in questa fase storica.
Chiediamo a chi interviene possibilmente di affrontare il tema da un punto di vista “teorico” più che contingente proprio per la funzione di “laboratorio” che stiamo cercando di dare alla nostra presenza.

DALLA PARTE DELLA DEMOCRAZIA.

Al di là del ‘ magic moment ‘ che la nostra Costituzione – oggetto di veri e propri tentativi di manipolazione, spacciati per urgenti e indifferibili riforme – sta vivendo nella coscienza collettiva più accorta del Paese, c’è da rilevare che la mobilitazione in sua difesa può avere successo solo se l’ opinione pubblica si regolerà come… tutte le squadre che si prefiggono di vincere le partite e, non soltanto, di non perderle : adottando, cioè, una efficace strategia di attacco dopo aver individuato i punti deboli dell’ avversario.
Premesso che l’ avversario da battere, per una democrazia, è il rischio di una sua deriva oligarchica, dobbiamo chiederci se questa degenerazione – in atto un po’ in tutto il mondo e sotto gli occhi di tutti coloro che mantengono un minimo di attenzione e di curiosità per la politica – è il frutto inevitabile della definitiva vittoria del mercato, nella sua cinica versione ‘ globalizzatrice ‘, oppure è la spia del suo sostanziale fallimento, una sorta di colpo di coda da animale ferito.
Questa breve riflessione non ha l’ ambizione di dare una risposta a questo interrogativo. Certo è che appare davvero inspiegabile – sulla base di quelle che pensavamo essere le reazioni ‘ canoniche ‘ in congiunture di questa gravità – che una crisi planetaria del sistema capitalistico, come quella che stiamo vivendo da oltre 5 anni, non abbia determinato – per esempio – un’ affermazione ( elettorale e non solo ) dei vari schieramenti progressisti che di un modello di sviluppo alternativo a quello capitalistico fanno, o…dovrebbero fare, la loro bandiera.
Questa assenza di reazione, da parte dell’ opinione pubblica, può spiegarsi – certo – come un graduale processo di imborghesimento delle coscienze ma, anche, come semplice pigrizia intellettuale, come rinuncia a qualsiasi approfondimento e come comoda e incondizionata resa a quella che si è rivelata essere – almeno in casa nostra – la lettura più accreditata della crisi. E, cioè, l’ assoluta mancanza di spirito di servizio da parte delle classi dirigenti – nei partiti come nelle istituzioni – degenerate tutte in caste ( inevitabilmente oligarchiche ) di privilegiati, per di più corrotti.
Ecco, se riuscissimo a convogliare tutto il livore – legittimo, per carità – che i cittadini nutrono nei confronti della politica e dei suoi principali attori, in direzione dei disvalori che il ‘ pensiero unico liberista ha ormai introdotto nella nostra cultura e nei nostri comportamenti, io credo che tutto il fronte progressista ne trarrebbe un grande vantaggio perchè sarebbe costretto ad accantonare il vecchio e ormai insopportabile stile propagandistico di fare politica per inaugurare una stagione di nuove forme di partecipazione democratica, più laiche e meno ideologiche, via maestra per un recupero di valori etici, culturali e sociali.
Senza dei quali valori – anche con la classe politica più irreprensibile e meno autoreferenziale di questo mondo – sono personalmente convinto che avremmo enormi e, forse, insormontabili difficoltà a realizzare quel formidabile secondo comma dell’ art.3 della Costituzione che attribuisce alla ‘ Repubblica ‘, cioè a tutti noi, “ il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’ eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese “.
“ Dobbiamo crescere “ – scrive Gustavo Zagrebelsky – “ diffondendo consapevolezza e cultura politica, fino a costituire una massa critica di cui non sia possibile non tenere conto, da parte di chi cerca il consenso e chiede il nostro voto per entrare nelle istituzioni. Per questo dobbiamo riuscire a spiegare ai molti che la questione democratica è fondamentale; che non possiamo rassegnarci “.

Giovanni De Stefanis