“Un dibattito sul canone” : B.Bongiovani, “Canone e storia dell’Italia unita”

Il testo che riproduciamo, per gentile concessione dell’editore Bruno Mondadori e dell’autore Bruno Bongiovanni, cui vanno i nostri ringraziamenti, è comparso nel reading Un Canone per il terzo millennio. Testi e problemi per lo studio del Novecento tra teoria della letteratura, antropologia e storia, con Introduzione e cura di U.M. Olivieri, Bruno Mondadori, Milano, 2001.
Il volume raccoglieva interventi tra gli altri di R. Ceserani, R.Luperini, G.Mazzacurati, F.Orlando, C.Ossola, scritti apposta per il saggio o pronunciati in varie occasioni, tra convegni, dibattiti, e rappresentò, al contempo, uno stato della questione su un problema teorico che, ormai dieci anni fa, ebbe una forte eco negli studi letterari in Italia e un tentativo di avviare e ampliare il dibattito sul canone oltre l’ambito strettamente letterario.
Di fatto per tutta una serie di ragioni, che forse andrebbero indagate e studiate, il dibattito si spense o meglio si trasformò nel più vasto tema della globalizzazione, emigrando, però, sempre più verso altre discipline e altri orizzonti.
La recente celebrazione del 150° dell’unità d’Italia ha visto una parziale reintroduzione del problema del canone, questa volta in ambito storico e con collegamenti con il problema dell’identità nazionale, cercando di determinare, a volte non senza ambiguità e ambivalenze, i caratteri originali del nostro Ottocento e i testi, le figure, i miti che hanno contribuito alla costruzione del nostro “canone del presente” .
Su questo piano, nonostante la vuota retorica di tante celebrazioni ufficiali, la ricerca storica e letteraria, anche militante, ha cominciato a ripensare l’immagine imbalsamata e immobile del nostro passato, a studiare le linee di frattura, le correnti e le figure “alternative” a quella che fu la sintesi moderata da cui scaturì l’unità italiana. Un altro importante filone di studi ha indagato il ruolo dell’immaginario come creazione di insieme discorsivi, di testi modellizzanti, di egemonie culturali in grado di mobilitare uomini e rapporti di classe. All’origine di tale approccio vi è senz’altro il testo di B. Anderson, Comunità immaginate. Origine e fortuna dei nazionalismi, Il Manifesto libri, Roma, 2000, ma anche le ricerche di Alberto Banti, gli studi di storici della cultura materiale e della storia orale, alcune ricerche tematiche di storici della letteratura ecc. Una traccia di questo nuovo fervore di studi si è depositata in vari convegni dedicati proprio a tale congiunzione tra dati materiali e immaginario culturale, un filone che ha ispirato anche un colloquio organizzato il 3-4 novembre 2011 da me e da G. Maffei presso il Dipartimento di Filologia Moderna dell’Università di Napoli Federico II e intitolato significativamente “Immagini dell’identità nazionale e memoria del Risorgimento nella letteratura italiana tra Otto e Novecento” .
Ora, per tornare al testo di Bongiovanni che presentiamo, già nell’impianto densamente problematico, nell’ipotesi di utilizzare un concetto come quello di canone, nato in ambito letterario, per descrivere un processo storico, l’unità italiana, il saggio presenta più di uno spunto di riflessione e merita di essere riletto e riportato al dibattito attuale.
Vi è un’ulteriore ragione che ci ha spinto a riproporlo all’attenzione ed è la possibilità di leggere il concetto di canone non come un corpus fisso di testi o come un insieme di regole, quanto come quello che in filosofia si chiama dispositivo, ossia un insieme di procedure discorsive che mettono in forma delle pratiche teoriche, come un concetto che può essere descritto a partire dai suoi effetti più che da una sua definizione.
E qui si potrebbe aprire e ci auspichiamo che si apra sul sito un dibattito sul rapporto tra il canone come esempio di tradizioni nazionali o identitarie e la messa in discussione di questa stessa identità da parte di canoni/costellazioni di canoni legati alla dimensione multiculturale e globale della cultura-mondo.
Non siamo, in fondo, distanti da una visione plurale del soggetto, da una ricerca sul “comune” non come essenza ma come relazione che circola attorno al tema del circuito del dono e della democrazia partecipata come pratica dei beni comuni. Questa distanza va misurata con riflessioni e con studi, questa vicinanza va indagata con strumenti teorici e pratiche consapevoli. E’ in fondo una sfida teorica alta per rispondere al pensiero unico economicista e monetarista.
Canone 1Ugo M. Olivieri