“L’archivio delle interviste”: Teresa Pullano intervista E. Balibar

“L’archivio delle interviste” vuole riproporre sul nostro sito interviste, realizzate da collaboratori o “amici” del nostro sito, che ci sembrano particolarmente significative e, inedite o pubblicate altrove, costituiscono comunque un materiale di riflessione per la nostra ricerca. L’intervista con Etienne Balibar che ripubblichiamo è stata realizzata da Teresa Pullano ed è comparsa già ne “Il Manifesto” del 31/5/2008.

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“I nostri materiali”: una delibera del Comune di Napoli sui beni comuni

Alberto Lucarelli, uno dei membri del nostro gruppo, è stato eletto nelle scorse amministrative consigliere comunale ed è attualmente Assessore ai Beni Comuni all’informatizzazione e alla democrazia partecipata. Nel suo lavoro nella giunta De Magistris Alberto Lucarelli sta portando avanti il tema dei beni comuni dando effettività e operatività ad alcune riflessioni teoriche a cui come gruppo stiamo lavorando. A lui e al suo lavoro va tutto il nostro appoggio e il nostro impegno, pur nella diversità degli ambiti e dei livelli d’intervento, proprio perciò pubblichiamo una recente delibera comunale sui beni comuni che ci sembra molto importante come materiale di riflessione e di lavoro.delibera iniziativa europea18.7

Presentazione a Parigi delle attività di “A piene mani”, lunedi 3 ottobre

Lunedì 3 ottobre, ore 19, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi si terrà un dibattito organizzato dal nostro gruppo assieme alla rivista del Mauss e all’ Institut International d’études et de recherches sur les biens communs Paris-Naples su: ” Dalla democrazia formale alla democrazia partecipata. I beni comuni come strumento di una cittadinanza attiva” con Alain Caillé, Alberto Lucarelli, Jacqueline Morand Devillier, Ugo M. Olivieri parigi programmebenicomuni

“La società dei beni comuni a Castelvolturno”, 12 settembre ore 18.00 Sala del Comune, Piazza Annunziata, Castel Volturno

Presentazione del libro a cura di Paolo Cacciari
LA SOCIETÀ DEI BENI COMUNI
Una rassegna

Castel Volturno, 12 settembre 2011, ore 18.00
Sala del Comune, Piazza Annunziata

Interventi programmati
Francesca Coleti, Arci Campania
Raffaele Lieto, Segretario Filcams Campania
Michele Mosca, Università Federico II
Luigi Saccenti, Banca Etica

Testimonianze
Paola Castelli, Associazione Le Sentinelle
Vincenzo Cenname, Sindaco di Camigliano
Nicola Sorbo, Slow Food

Saluti
Alberto Lucarelli, Assessore Comune di Napoli
Coordina
Mario De Michele, Giornalista

In collaborazione con Forum Terzo Settore, Slow Food, Altro Modo Area Flegrea
Villaggi Globali, FP CGIL Caserta. Promosso da Pro Loco Castel Volturno .

Saggi
Frutto di un accurato lavoro di raccolta dei più innovativi contributi teorici in materia di economia, lavoro, sociologia, diritto del lavoro, politica e diritti, fornisce utili strumenti interpretativi delle più importanti trasformazioni socio-economiche e politiche nazionali e internazionali. Il libro raccoglie diciannove opinioni di autrici e autori italiani che da diverse visuali disciplinari (storiche, giuridiche, filosofiche, antropologiche, ambientaliste…) si sono confrontati con il tema dei «commons». Aria, acqua, terra, energia e conoscenza sono risorse speciali, beni primari da cui tutto dipende e la cui fruizione richiede quindi attenzioni particolari. L’applicazione a tali beni della logica del mercato ha sperimentato infatti i più clamorosi fallimenti.
Il riconoscimento del Nobel all’economista Elinor Ostrom dimostra che il pensiero unico neoliberista sta incrinandosi anche dentro l’accademia. Ma nella sfera politica (specie in quella italiana) non vi è ancora traccia di ravvedimento: la saga delle privatizzazioni procede, ma cresce anche l’opposizione da parte di numerosi gruppi di cittadinanza attiva, di comitati, di associazioni in nome di una società più consapevole nei riguardi della natura e più responsabile nei confronti di tutta la comunità umana.
Prezzo: 10.00€

Il libro

Paolo Cacciari (a cura di)
LA SOCIETÀ DEI BENI COMUNI
Una rassegna
Carta, Formato 14 x 21, Pagine 194, Prezzo 10,00, Uscita ottobre 2010

“Perchè la sinistra deve difendere l’Accademia della Crusca”, “Il Manifesto” del 4/9/2011

“Il Manifesto” del 4 settembre 2011
Perchè la sinistra deve difendere l’Accademia della Crusca
Il “Sole24ore” di domenica scorsa ha meritoriamente dedicato una pagina alla difesa dell’Accademia della Crusca, minacciata di cancellazione dall’ennesimo provvedimento governativo che, sopprimendo con un tratto di penna gli enti con meno di 70 dipendenti, colpisce, con la filosofia dei tagli indiscriminati e verticali, enti di cui si ignora anche l’esistenza e le finalità ma anche e soprattutto enti culturali di consolidata fama e di lunga vita. L’evocazione dell’Accademia della Crusca nella vaga reminiscenza liceale del lettore medio del supplemento libri del “Sole” ricorda battaglie linguistiche e letterarie tra conservatori, i cruscanti, e innovatori, gli altri. Se poi la reminescenza è meno vaga il lettore può ricordare un divertente pezzo di Alessandro Verri sul “Caffè” del 1764, Rinunzia avanti notaio degli autori del presente foglio periodico del Vocabolario della Crusca, in cui l’autore rivendicava una libertà linguistica e l’uso della lingua parlata di contro alla parlata toscana letteraria difesa strenuamente dall’Accademia della Crusca attraverso la compilazione del Vocabolario omonimo. Vocabolario che lo stesso Don Lisander Manzoni nella sua maniacale revisione toscaneggiante dei Promessi Sposi considerava eccessivo per conservatorismo linguistico. Si tratta quindi di un Ente che andava soppresso un po’ di tempo fa e dobbiamo ringraziare Berlusconi di averlo finalmente fatto? Se però il lettore supera il fastidio di discutere di cose polverose di cultura ( e si spera che il lettore che compra il “Sole24ore” domenicale lo faccia per leggere di cose polverose di cultura e non solo per farsi la fama di intellettuale con gli amici al bar) trova tra le righe dell’articolo del presidente della Crusca Francesco Sabatini e in quello di spalla di Claudio Giunta un ragionamento che lo deve far riflettere, ossia che la Crusca oggi ha una funzione importante nel promuovere delle ricerche scientifiche sulla lingua in funzione non solo della conservazione di un patrimonio linguistico in aperta svendita quotidiana ma anche in funzione della necessaria base scientifica che deve esistere dietro ogni discorso che mira alla divulgazione delle idee attraverso lo strumento comunicativo per eccellenza: il linguaggio. Vengono alla mente allora due citazioni che sembrano andare verso una direzione precisa: l’una è tratta dal pamphlet, caro al pensiero libertario moderno, Il Discorso sulla servitù volontaria di Etienne De La Boètie, filosofo francese del ‘500 amico di Montaigne, ove l’autore afferma che la natura ci ha dato “questo gran dono della voce e della parola per conoscerci e meglio fraternizzare, e realizzare attraverso la dichiarazione comune e scambievole dei nostri pensieri la comunione delle nostre volontà”. L’altra citazione è in realtà una raccomandazione che Don Milani nella Lettera ad una professoressa, altro classico del pensiero democratico, indirizzava ai suoi ragazzi quando li spingeva a studiare la grammatica per impadronirsi del linguaggio dei padroni per poter affermare le proprie ragioni. In entrambi questi testi viene in evidenza l’idea del linguaggio, per dirla con un concetto odierno, come bene comune, ossia bene il cui accesso deve essere libero e il cui uso deve essere garantito a tutti come diritto alla cittadinanza attiva.
Se la lingua è un bene comune immateriale ma altrettanto essenziale di beni comuni materiali come l’acqua vi è una logica nel difendere le istituzioni che la studiano e la coltivano. Vi è parimenti una logica negli attacchi della destra a queste istituzioni e a questo patrimonio. Questa logica va capita in tutte le sue implicazioni dalla sinistra se non vuole collaborare con i suoi silenzi pavidi a questo disegno. Qui si deve fare un duplice ordine di discorso, l’uno contingente e l’altro di più lunga gittata. Non è la prima volta che sotto i colpi dei tagli finiscono benemerite istituzioni culturali. I tagli che il mai abbastanza deprecato Ministro dei Beni Culturali e poeta di corte Bondi (a proposito chi è l’attuale Ministro dei Beni Culturali? A chi se lo ricorda un premio) subì qualche tempo fa dal vero Ministro dei Beni Culturali e delle Scuola e dell’Università , ossia Giulio Tremonti, colpirono istituzioni di fama come l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ed altri. E’ chiaro che non si tratta di sola insipienza ma di un disegno cosciente che parte da una visione della cultura come attività del tempo libero da tagliare di fronte alla serietà della crisi. E qui viene il discorso di più lungo periodo: tagliare la cultura significa ipotizzare un modello di sviluppo a bassissima innovazione scientifica e tecnica, centrato sul predominio del capitale finanziario e parassitario e su una composizione sociale di netta separazione tra le classi sociali e di distruzione delle istituzioni educative pubbliche. Al di là delle indignazioni siamo sicuri che un modello di università e di ricerca tutto privatistico ed efficientistico non sia altro che la punta dell’iceberg di una società così modellata. Allora la sinistra, a partire dalla visione dell’intero processo conoscitivo come bene comune, deve tutelare istituzioni basate sulla ricerca e sulla promozione della lingua come patrimonio individuale e collettivo di creatività e di democrazia. A proposito la Crusca si è accorta che anche la tonalità degli italiani è cambiata e non siamo più la terra dove il sì suona ma dove tutti parlano con la velocità e l’affermatività perentoria dei venditori? Torniamo a parlare lentamente per ritrovare attraverso “la dichiarazione comune e scambievole dei nostri pensieri la comunione delle nostre volontà”.
Ugo M. Olivieri
Docente di Letteratura Italiana
Università di Napoli