Donare è – dopo le ricerche di Mauss sul dono – anche ricevere e ricambiare. L’atto di donazione -più che il dono – è all’origine di un circuito inter-soggettivo di fondazione del bene comune della democrazia come partecipazione. Fenomeno sociale totale - su cui lavorano l’antropologia come la letteratura, la filosofia e la teoria giuridica – il dono è anche, ambiguamente, ‘veleno’ e ‘cura’ e contemporaneamente categoria ricca che mette in discussione un’economia ristretta alla sola dimensione produttiva.
biblioteca/archivioSconfinare è superare le frontiere delle discipline, dei canoni, delle teorie. Passare i confini è anche lavorare al “bene comune” della difficile integrazione culturale e sociale dei popoli in una società globale irta di conflitti e di separazioni. Il confine è ciò che taglia e che separa ma anche la linea che contorna e accosta territori. Punto di contatto tra le regole e i campi dell’io e la presenza dell’altro, il confine è ciò che il circuito del dono fonda per poterlo meglio attraversare.
biblioteca/archivioIl canone è misura dei comportamenti e dei testi a fondamento della nostra identità culturale. Nella società globale di canoni più che di canone bisogna parlare di fronte alla sfida della multi- cultura. Canoni in difficile dialettica tra loro e che più che lista sono “arcipelago” di testi ma anche memoria di testi “sommersi” e scomparsi dal nostro orizzonte culturale.
biblioteca/archivioPubblichiamo il saggio molto interessante per le nostre ricerche sulla democrazia partecipata e i processi economici e di governance “Il confronto tra cittadini come condizione e misura di progresso e coesione sociale. L’esperienza del Consiglio d’Europa” di Gilda Farrell, Capo Dipartimento della Commissione Europea per la ricerca sociale, nostra ospite nella giornata di studi su “Benessere e sviluppo sostenibile: un ossimoro possibile” del 9/3/12. Il saggio è stato pubblicato nella “Rivista delle Politiche sociali”, 1/2011, Roma, Ediesse edizioni. Ringraziamo Gilda Farrell e la Direzione della rivista per averci concesso il diritto di riproduzione del saggio. farrel
DettagliIl dott. Fulvio Marone ci ha gentilmente inviato il testo della sua relazione al nostro Convegno “Dono e psicoanalisi” del 14 aprile 2012 e lo mettiamo a disposizione dei nostri lettori:marone dono e psicoanalisi
DettagliRiceviamo da Anna Cossetta del google group sul dono con cui siamo in collegamento (ricercasuldono@googlegroups.com) questa notizia relativa alla pubblicazione del volume curato da L.Bruni e G. Faldetta, Il dono. Le sue ambivalenze e i suoi paradossi , unitamente al link a partire dal quale si può visionare un’anteprima del libro:
DettagliIn occasione del convegno “Pensare diversa-mente. Per un’ecologia della civiltà planetaria” tenuto a Napoli il 17 e 18 gennaio con la partecipazione di Serge Latouche, Ugo Olivieri intervistato da Rosaria Di Girolamo interviene su decrescita, dono e beni comuni: link : http://www.youtube.com/watch?v=4xB7mRijawk
link: http://www.youtube.com/watch?v=wtp_D_tfkHA
La nostra redattrice Rosaria Luzzi ha scritto una rassegna di studi ragionata su “Dono e mondo antico” che, a nostra conoscenza, è uno dei pochi contributi recenti sull’argomento :
DettagliAbbiamo recentemente ricevuto da Anna Cossetta, del google group sul dono, che ringraziamo, un post interessante poichè rinvia a una bibliografia molto completa sul tema del dono approntata dalla biblioteca Panizzi di Reggio Emilia:
DettagliRossana Valente, latinista presso la Federico II e nostra lettrice e ascoltatrice sin dal primo convegno, ci segnala il sito femminista http://www.donnealtri.it/2011/10/la-cura-del-vivere/ ove sono presenti delle interessanti riflessioni sulla “cura del vivere” e il tempo delle donne, argomenti su cui occorrerà riflettere per le connessioni con il tempo e le modalità del dono come circuito di relazioni.
Incontri di parole
Il critico d’arte Stefano Taccone ci ha segnalato il suo blog dedicato ai rapporti tra la pratica artistica e la realtà del presente. Caratteristiche salienti di questo blog sono le riflessioni sui cambiamenti dei linguaggi artistici testimoni di una realtà post-moderna sempre meno rappresentabile secondo le categorie dello sviluppo e della crescita economica:
Dettagli “Il Manifesto” del 4 settembre 2011
Perchè la sinistra deve difendere l’Accademia della Crusca
Il “Sole24ore” di domenica scorsa ha meritoriamente dedicato una pagina alla difesa dell’Accademia della Crusca, minacciata di cancellazione dall’ennesimo provvedimento governativo che, sopprimendo con un tratto di penna gli enti con meno di 70 dipendenti, colpisce, con la filosofia dei tagli indiscriminati e verticali, enti di cui si ignora anche l’esistenza e le finalità ma anche e soprattutto enti culturali di consolidata fama e di lunga vita. L’evocazione dell’Accademia della Crusca nella vaga reminiscenza liceale del lettore medio del supplemento libri del “Sole” ricorda battaglie linguistiche e letterarie tra conservatori, i cruscanti, e innovatori, gli altri. Se poi la reminescenza è meno vaga il lettore può ricordare un divertente pezzo di Alessandro Verri sul “Caffè” del 1764, Rinunzia avanti notaio degli autori del presente foglio periodico del Vocabolario della Crusca, in cui l’autore rivendicava una libertà linguistica e l’uso della lingua parlata di contro alla parlata toscana letteraria difesa strenuamente dall’Accademia della Crusca attraverso la compilazione del Vocabolario omonimo. Vocabolario che lo stesso Don Lisander Manzoni nella sua maniacale revisione toscaneggiante dei Promessi Sposi considerava eccessivo per conservatorismo linguistico. Si tratta quindi di un Ente che andava soppresso un po’ di tempo fa e dobbiamo ringraziare Berlusconi di averlo finalmente fatto? Se però il lettore supera il fastidio di discutere di cose polverose di cultura ( e si spera che il lettore che compra il “Sole24ore” domenicale lo faccia per leggere di cose polverose di cultura e non solo per farsi la fama di intellettuale con gli amici al bar) trova tra le righe dell’articolo del presidente della Crusca Francesco Sabatini e in quello di spalla di Claudio Giunta un ragionamento che lo deve far riflettere, ossia che la Crusca oggi ha una funzione importante nel promuovere delle ricerche scientifiche sulla lingua in funzione non solo della conservazione di un patrimonio linguistico in aperta svendita quotidiana ma anche in funzione della necessaria base scientifica che deve esistere dietro ogni discorso che mira alla divulgazione delle idee attraverso lo strumento comunicativo per eccellenza: il linguaggio. Vengono alla mente allora due citazioni che sembrano andare verso una direzione precisa: l’una è tratta dal pamphlet, caro al pensiero libertario moderno, Il Discorso sulla servitù volontaria di Etienne De La Boètie, filosofo francese del ‘500 amico di Montaigne, ove l’autore afferma che la natura ci ha dato “questo gran dono della voce e della parola per conoscerci e meglio fraternizzare, e realizzare attraverso la dichiarazione comune e scambievole dei nostri pensieri la comunione delle nostre volontà”. L’altra citazione è in realtà una raccomandazione che Don Milani nella Lettera ad una professoressa, altro classico del pensiero democratico, indirizzava ai suoi ragazzi quando li spingeva a studiare la grammatica per impadronirsi del linguaggio dei padroni per poter affermare le proprie ragioni. In entrambi questi testi viene in evidenza l’idea del linguaggio, per dirla con un concetto odierno, come bene comune, ossia bene il cui accesso deve essere libero e il cui uso deve essere garantito a tutti come diritto alla cittadinanza attiva.
Se la lingua è un bene comune immateriale ma altrettanto essenziale di beni comuni materiali come l’acqua vi è una logica nel difendere le istituzioni che la studiano e la coltivano. Vi è parimenti una logica negli attacchi della destra a queste istituzioni e a questo patrimonio. Questa logica va capita in tutte le sue implicazioni dalla sinistra se non vuole collaborare con i suoi silenzi pavidi a questo disegno. Qui si deve fare un duplice ordine di discorso, l’uno contingente e l’altro di più lunga gittata. Non è la prima volta che sotto i colpi dei tagli finiscono benemerite istituzioni culturali. I tagli che il mai abbastanza deprecato Ministro dei Beni Culturali e poeta di corte Bondi (a proposito chi è l’attuale Ministro dei Beni Culturali? A chi se lo ricorda un premio) subì qualche tempo fa dal vero Ministro dei Beni Culturali e delle Scuola e dell’Università , ossia Giulio Tremonti, colpirono istituzioni di fama come l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ed altri. E’ chiaro che non si tratta di sola insipienza ma di un disegno cosciente che parte da una visione della cultura come attività del tempo libero da tagliare di fronte alla serietà della crisi. E qui viene il discorso di più lungo periodo: tagliare la cultura significa ipotizzare un modello di sviluppo a bassissima innovazione scientifica e tecnica, centrato sul predominio del capitale finanziario e parassitario e su una composizione sociale di netta separazione tra le classi sociali e di distruzione delle istituzioni educative pubbliche. Al di là delle indignazioni siamo sicuri che un modello di università e di ricerca tutto privatistico ed efficientistico non sia altro che la punta dell’iceberg di una società così modellata. Allora la sinistra, a partire dalla visione dell’intero processo conoscitivo come bene comune, deve tutelare istituzioni basate sulla ricerca e sulla promozione della lingua come patrimonio individuale e collettivo di creatività e di democrazia. A proposito la Crusca si è accorta che anche la tonalità degli italiani è cambiata e non siamo più la terra dove il sì suona ma dove tutti parlano con la velocità e l’affermatività perentoria dei venditori? Torniamo a parlare lentamente per ritrovare attraverso “la dichiarazione comune e scambievole dei nostri pensieri la comunione delle nostre volontà”.
Ugo M. Olivieri
Docente di Letteratura Italiana
Università di Napoli
Un seminario in tre incontri sull’Italia tra il 1961 e il 2011 attraverso film, testi letterari e riflessioni socio-antropologiche: italia agra1,maratona italia agra
DettagliIl discorso sul canone oggi deve partire da due considerazioni apparentemente contraddittorie ma necessariamente integrate, pena una riproposizione di una visione localistica e identitaria del canone come identità e fondamento o una visione irenica e soggettivistica del canone come salvezza di valori letterari ed estetici da proporre in opposizione al mercato dilagante dell’arte. Le due considerazioni del canone, è allora evidente, sono, da un lato la fine, se mai, dal romanticismo in poi, è esistito di ogni canone “nazionale” chiuso all’inter-relazione con dei canoni trans-nazionali e oggi globali; dall’altro la messa in crisi, che non è nell’ordine delle cose quanto della visione delle cose, dell’idea di canone come insieme coerente di testi esenti da cesure, faglie e ordini contrapposti del discorso. Il canone, cioè, ed è questo l’aspetto più complesso ma più “politicamente” produttivo del concetto, da sviluppare a livello dell’analisi testuale, non può che essere concepito come struttura discorsiva fondata sulla compresenza di “strati” testuali e di “oggetti” letterari di diversa “temporalità” e soprattutto come struttura discorsiva che conserva al suo interno le cicatrici di un agone tra testi “sommersi” e testi “salvati”. Un esempio di tale visione agonica del canone è il modo con cui si affronta il tema dell’identità italiana costituitasi attraverso la tradizione letteraria, a cominciare da quella dei classici latini e greci . L’articolo di Matteo Di Gesù, critico e teorico della letteratura palermitano più volte soffermatosi su canone e post-moderno, interviene proprio su tale questione, utilizzando la recensione al testo di Bettini Contro le radici. Tradizione, identità, memoria (Il Mulino 2012) come modo per discutere il problema. Comparsa su “Il Manifesto” del 28/4/12 la riflessione di Matteo Di Gesù ci è stata messa a disposizione dall’autore e dal giornale, a entrambi il nostro ringraziamento. matteo di gesù canone
DettagliIl testo che riproduciamo, per gentile concessione dell’editore Bruno Mondadori e dell’autore Bruno Bongiovanni, cui vanno i nostri ringraziamenti, è comparso nel reading Un Canone per il terzo millennio. Testi e problemi per lo studio del Novecento tra teoria della letteratura, antropologia e storia, con Introduzione e cura di U.M. Olivieri, Bruno Mondadori, Milano, 2001.
Il volume raccoglieva interventi tra gli altri di R. Ceserani, R.Luperini, G.Mazzacurati, F.Orlando, C.Ossola, scritti apposta per il saggio o pronunciati in varie occasioni, tra convegni, dibattiti, e rappresentò, al contempo, uno stato della questione su un problema teorico che, ormai dieci anni fa, ebbe una forte eco negli studi letterari in Italia e un tentativo di avviare e ampliare il dibattito sul canone oltre l’ambito strettamente letterario.
Di fatto per tutta una serie di ragioni, che forse andrebbero indagate e studiate, il dibattito si spense o meglio si trasformò nel più vasto tema della globalizzazione, emigrando, però, sempre più verso altre discipline e altri orizzonti.
La recente celebrazione del 150° dell’unità d’Italia ha visto una parziale reintroduzione del problema del canone, questa volta in ambito storico e con collegamenti con il problema dell’identità nazionale, cercando di determinare, a volte non senza ambiguità e ambivalenze, i caratteri originali del nostro Ottocento e i testi, le figure, i miti che hanno contribuito alla costruzione del nostro “canone del presente” .
Su questo piano, nonostante la vuota retorica di tante celebrazioni ufficiali, la ricerca storica e letteraria, anche militante, ha cominciato a ripensare l’immagine imbalsamata e immobile del nostro passato, a studiare le linee di frattura, le correnti e le figure “alternative” a quella che fu la sintesi moderata da cui scaturì l’unità italiana. Un altro importante filone di studi ha indagato il ruolo dell’immaginario come creazione di insieme discorsivi, di testi modellizzanti, di egemonie culturali in grado di mobilitare uomini e rapporti di classe. All’origine di tale approccio vi è senz’altro il testo di B. Anderson, Comunità immaginate. Origine e fortuna dei nazionalismi, Il Manifesto libri, Roma, 2000, ma anche le ricerche di Alberto Banti, gli studi di storici della cultura materiale e della storia orale, alcune ricerche tematiche di storici della letteratura ecc. Una traccia di questo nuovo fervore di studi si è depositata in vari convegni dedicati proprio a tale congiunzione tra dati materiali e immaginario culturale, un filone che ha ispirato anche un colloquio organizzato il 3-4 novembre 2011 da me e da G. Maffei presso il Dipartimento di Filologia Moderna dell’Università di Napoli Federico II e intitolato significativamente “Immagini dell’identità nazionale e memoria del Risorgimento nella letteratura italiana tra Otto e Novecento” .
Ora, per tornare al testo di Bongiovanni che presentiamo, già nell’impianto densamente problematico, nell’ipotesi di utilizzare un concetto come quello di canone, nato in ambito letterario, per descrivere un processo storico, l’unità italiana, il saggio presenta più di uno spunto di riflessione e merita di essere riletto e riportato al dibattito attuale.
Vi è un’ulteriore ragione che ci ha spinto a riproporlo all’attenzione ed è la possibilità di leggere il concetto di canone non come un corpus fisso di testi o come un insieme di regole, quanto come quello che in filosofia si chiama dispositivo, ossia un insieme di procedure discorsive che mettono in forma delle pratiche teoriche, come un concetto che può essere descritto a partire dai suoi effetti più che da una sua definizione.
E qui si potrebbe aprire e ci auspichiamo che si apra sul sito un dibattito sul rapporto tra il canone come esempio di tradizioni nazionali o identitarie e la messa in discussione di questa stessa identità da parte di canoni/costellazioni di canoni legati alla dimensione multiculturale e globale della cultura-mondo.
Non siamo, in fondo, distanti da una visione plurale del soggetto, da una ricerca sul “comune” non come essenza ma come relazione che circola attorno al tema del circuito del dono e della democrazia partecipata come pratica dei beni comuni. Questa distanza va misurata con riflessioni e con studi, questa vicinanza va indagata con strumenti teorici e pratiche consapevoli. E’ in fondo una sfida teorica alta per rispondere al pensiero unico economicista e monetarista.
Canone 1Ugo M. Olivieri
E’ appena uscito il volume “Lo specchio e il manufatto” di Ugo Olivieri, ove, soprattutto nell’introduzione, viene affrontato il tema del canone e della crisi della teoria della letteratura di fronte ad una trasformazione degli “oggetti” letterari.
Per leggere un’anteprima del volume: